Londra, 12 gen – Si fa ogni giorno più acceso il dibattito sulla Brexit nel Regno Unito. Dopo le uscite di Tony Blair dei giorni scorsi, ora anche il leader dell’Ukip, Nigel Farage auspica un nuovo referendum per chiedere ai britannici un parere definitivo sull’uscita dall’Ue. Intervistato da Channel Five prima e mediante un post su twitter poi, Farage afferma che un secondo voto servirebbe a mettere a tacere una volta per tutte le istanze portate avanti dai cosiddetti “remainers”, Blair in primis. Un cambiamento di rotta per Farage, che si è sempre detto contrario a tornare alle urne.

“Penso che se avessimo un secondo referendum sull’appartenenza all’Ue la questione sarebbe chiusa per una generazione. La percentuale che voterebbe per uscire la prossima volta sarebbe molto più grande dell’ultima volta” ha dichiarato il leader indipendentista. Quella di Farage, però, si dice abbia i contorni di una provocazione, poiché i suoi colleghi del Partito Indipendentista hanno preso le distanze dalla proposta e si sono detti di parere opposto a quello del loro ex leader.

Lo stop categorico a un nuovo referendum è arrivato anche dalla premier Theresa May, la quale ha dichiarato che una nuova consultazione “sarebbe un tradimento agli elettori“, che indebolirebbe la posizione britannica nei confronti delle trattative con Bruxelles che tanto faticosamente vanno avanti ma che stanno deludendo i più accesi sostenitori di Brexit.

Più concilianti nei confronti della proposta di Farage i laburisti e le varie correnti del fronte europeista, i quali già da tempo si battono perché un nuovo referendum venga indetto. Il deputato Chuka Umunna, ex blairiano che mai si è arreso all’esito del voto del giugno 2016, ha commentato: “Forse per la prima nella sua vita Farage ha ragione” e ha aggiunto che “in una democrazia come la nostra il popolo inglese ha il diritto di mantenere una mente aperta sulla questione Brexit”.

Anche i liberaldemocratici, che di Brexit non ne vogliono sentire parlare, accolgono la proposta, ma mettono sull’avviso Farage che secondo loro non dovrebbe essere così sicuro di vincere, poiché “i cittadini sono maggiormente consapevoli del costo di Brexit”. Ciononostante, però, i bookmaker danno 5 a 1 il ritorno alle urne entro fine 2019.

Anna Pedri

 

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  1. Come al solito il moderno concetto di democrazia prevede di votare sino a che non vince il pensiero euorpoide dell’elite dominante e pecoroni Erasmus al seguito.

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