p01_49963163Roma, 5 nov-  Nadežda Tolokonikova, parte del trio Pussy Riot, condannato per aver inscenato il 21 febbraio 2012 la ormai celebre “Preghiera Punk anti-Putin” nella cattedrale  moscovita di Cristo Salvatore, sconterà la sua pena in un campo siberiano a 4.400 chilometri dalla capitale russa. A denunciare il destino della giovane è il marito che, tramite un messaggio su Twitter, annuncia il trasferimento della moglie da un penitenziario della Mordovia a un campo di lavoro situato in Siberia.

Nadežda, durante la sua permanenza nel carcere della Mordovia, aveva ultimamente messo in atto uno sciopero della fame per denunciarne le cattive condizioni e le violazioni di diritti umani che, secondo le dichiarazioni della militante del collettivo russo, sono state perpetrate in quel luogo durante i suoi 14 mesi di permanenza, tanto da chiederne il trasferimento. Ottenuto il permesso di essere trasferita il 21 ottobre, ai media e ai familiari non sono giunte notizie della donna fino ad oggi: la legge, come quanto spiegato da Vladimir Lukin, commissario russo per i diritti umani, vieta per motivi di sicurezza di notificare a chiunque  gli spostamenti del prigioniero durante il suo trasferimento.

Facili sono stati sulla stampa i paralleli tra Putin e Stalin, echi di “nemici mandati al confino”, pericoli di “trattamenti inumani” e “violazione dei diritti fondamentali dell’uomo”. Questo tipo di demagogia è sempre lontana dai fatti: una prigioniera ha chiesto il trasferimento, le è stato concesso, nel pieno rispetto della legge e delle norme di sicurezza vigenti nella Federazione Russa.

Ada Oppedisano

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