Putin rilegge la storia del ‘900 (e assolve i tedeschi)

Mosca, 11 ott – È abbastanza remota come meta turistica Valdai, posta a Nord Ovest di Novgorod, affacciata sul lago Valdayskoie. Pare che ci siano nella zona affascinanti monasteri ortodossi e bellissime donne bionde, ma le vie di comunicazione con questo posto sono difficili. Soprattutto le comunicazioni giornalistiche…

A Valdai, il presidente della Federazione Russa ha tenuto nei giorni scorsi un discorso singolare per molti aspetti, ma coloro che non si sono procurati il testo di prima mano hanno faticato a comprendere appieno il senso e la ricchezza di quanto Putin ha affermato. Di certo i media italiani non hanno aiutato…

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All’indomani dell’intervento i giornali titolavano: “Putin: se Berlusconi fosse stato gay non sarebbe stato processato”. E uno si domanda: è possibile che il capo della seconda superpotenza nucleare del mondo convochi un convegno internazionale di geopolitica per sparare una battuta da bar?

Nei giorni successivi attraverso varie fonti della stampa alternativa ci giungevano spezzoni dell’intervento e cominciavamo a capire che cosa Putin avesse effettivamente detto.

Il suo è stato un ragionamento sul valore dell’identità nel mondo globalizzato: ogni Stato, ha osservato Putin, “deve disporre di forza militare, tecnologica ed economica; ma la cosa prima che ne determinerà il successo è la qualità dei suoi cittadini, la qualità della società: la loro forza intellettuale, spirituale e morale. Alla fin fine, crescita economica, prosperità ed influenza geopolitica derivano da tali condizioni della società. Se i cittadini di un dato Paese si considerano una nazione, se e fino a che punto si identificano con la propria storia, coi propri valori e tradizioni, e se sono uniti da fini e responsabilità comuni. In questo senso, la questione di trovare e rafforzare l’identità nazionale è davvero fondamentale per la Russia”.

E tuttavia identità non è sinonimo di conservatorismo o di nostalgia per il passato: “Ci siamo lasciati alle spalle l’ideologia sovietica, e non c’è ritorno. Chi propone un conservatorismo fondamentale, e idealizza la Russia pre-1917, sembra ugualmente lontano dal realismo, così come sono i sostenitori di un liberalismo estremo, all’occidentale…bisogna capire che (l’identità nazionale) non è qualcosa di rigido che durerà per sempre, ma piuttosto un organismo vivente. Solo così la nostra identità sarà fondata su solida base, diretta verso il futuro e non il passato”.

Putin cerca nuove sintesi al di là degli schieramenti ideologici di destra e sinistra: “I liberisti devono imparare a parlare ai rappresentanti della sinistra e d’altro canto i nazionalisti devono ricordare che la Russia è stata formata specificamente come stato pluri-etnico e multi-confessionale fin dalla sua nascita”.

 

A questo punto il discorso si fa duro e il limite del linguaggio politicamente-corretto viene abbondantemente superato: “Possiamo vedere come i Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partner dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana”. Per Putin proprio l’ideologia della “political correctness” ha spianato “una strada diretta verso il degrado e il regresso, che sbocca in una profondissima crisi demografica e morale”.

 

Un discorso sul “suicidio demografico dell’Europa” è stato giustamente scritto sui siti di informazione che ne hanno riportato gli stralci. E tuttavia a molti di quei siti (per non parlare delle principali testate di carta stampata) un passaggio importante è sfuggito: quello in cui Putin compie un esercizio di revisionismo storico parlando delle cause della seconda guerra mondiale. “Se poniamo mente a quello che fu il Trattato di Versailles – afferma – vi ritroviamo le premesse della seconda guerra mondiale. Questo almeno è il parere di molti storici di professione , col quale sono assolutamente d’accordo. Perché il popolo tedesco è stato trattato ingiustamente dal Trattato di Versailles”. La verità sulla vicenda più drammatica del Novecento che solo pochi storici hanno avuto il coraggio di sussurrare lontano dai luoghi in cui si celebrava la retorica ufficiale, e che ora viene proclamata con tono fermo dal successore di uno dei vincitori di quella guerra mondiale. Un discorso in un certo senso “cavalleresco” nei confronti del nemico ieri sconfitto (domani forse alleato?). Poche frasi di una franchezza che stupisce.

 

Che piaccia o no, questo è Putin. E questo è il suo pensiero.

 

 

(qui il testo integrale in inglese sul sito ufficiale del Valdai Club: http://valdaiclub.com/politics/62880.html)

Alfonso Piscitelli

 


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