Putin vuole una Scuola Teologica Islamica contro gli jihadisti

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Mosca, 9 nov – “Alcune forze politiche usano l’Islam, o meglio le componenti radicali, tra l’altro lontane dalla tradizione dei musulmani russi, per indebolire il nostro Stato e creare conflitti probabilmente gestiti dall’estero”. Queste le parole del presidente russo Vladimir Putin in seguito all’attentato terroristico di matrice jihadista dello scorso 21 ottobre che ha visto l’esplosione di un autobus a Volgograd, con sei morti tra i 16 e i 26 anni. Non è la prima volta che Putin esprime la sua preoccupazione per la sotterranea diffusione di ambienti estremisti nel mondo islamico russo e l’allusione alla gestione estera per destabilizzare la sovranità russa non può che far pensare a chi ha aizzato la ribellione in Siria – e che si è trovato spiazzato e al momento frenato dall’attività diplomatica del governo putiniano – oltre che a chi da anni è sospettato di finanziare il terrorismo ceceno e le rivoluzioni anti russe nei paesi vicini. Gli attacchi dello “zar” alle minoranze islamiche che pretendono, in quanto tali, un’esclusività nel rispetto delle leggi per motivi religiosi sono stati presentati da molti media come un tentativo di repressione o di oscurantismo. Ma ancora una volta Putin ha sparigliato le carte e spiazzato gli avversari. La risposta del presidente non è stata affatto un tentativo di repressione all’interno del mondo islamico ma è andata in direzione del tutto opposta. Nell’incontro di Ufa con i mufti della comunità islamica russa, Putin ha infatti proposto di ripristinare la Scuola Teologica Islamica di Russia. Questo per far sì che le alte autorità spirituali del clero islamico possano contrastare il tentativo di infiltrazioni jihadista proprio testimoniando e trasmettendo la grande eredità culturale dell’Islam, che in Russia è la seconda religione più professata e rinsaldare quella tradizione dei musulmani russi che proprio il presidente aveva citato all’indomani dell’attentato. Tra l’altro una scuola di cultura islamica promossa direttamente dallo Stato renderebbe più facile ai musulmani della Russia (circa un settimo della popolazione stando alla Reuter) di sentirsi non solo musulmani ma anche, appunto, russi e quindi facenti parte della nazione e legati ai suoi destini come tutto il resto della popolazione.
Questa visione, che si può anche definire imperiale, va in direzione del tutto contraria a quella del modello di cosiddetta integrazione basata sulla tolleranza (cioè la “sopportazione”), sulla tutela delle minoranze tramite leggi e battaglie culturali che favoriscano la cultura lobbistica e la particolarizzazione ma allo stesso tempo sull’annientamento culturale particolare per non “offendere” le altre minoranze (si pensi alla folle proposta sull’abolizione del Babbo Natale olandese). La direzione indicata da Putin invece è del tutto inclusiva per far sì che le minoranze non siano più tali, come entità eterogenee e slegate dalla comunità nazionale ma al contrario siano parte integrante di essa, per far sì che ogni persona non sia tutelata in quanto facente parte di questa o quella minoranza etnica o religiosa ma in quanto russo.

Carlomanno Adinolfi


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