tireur3Parigi, 21 nov – Trentenne, capelli rasati, impermeabile, “di tipo europeo”. La descrizione – con tanto di precisazione “razziale”, cosa che di regola in Francia è ai limiti dell’illegalità – del folle che due giorni fa aveva seminato il terrore a Parigi, girando la città con un fucile a pompa e ferendo gravemente un fotografo nella sede di Libération, non lasciava adito a dubbi: il “tireur” doveva essere un bianco, un francese “de souche”. Un bianco, probabilmente militarista, con la mente obnubilata da ossessioni e paure. Un Rambo di periferia. Parliamoci chiaro: con molte probabilità un elettore di estrema destra. A Libération già si parlava di un “attentato alla democrazia”, cosa invero piuttosto strana nel caso in cui l’assalitore si fosse rivelato un semplice folle “apolitico”.

Poi, ieri sera, la sorpresa: l’attentatore è Abdelhakim Dekhar, 48 anni, soprannominato “Toumi”, nato in Mosella da genitori algerini. La polizia lo ha trovato nella sua auto, in un parcheggio di Bois-Colombes, nord-ovest di Parigi, mentre faceva incetta di medicine, forse per suicidarsi. La “forte somiglianza” con l’identikit (ma non era di tipo europeo?) ha allertato le forze dell’ordine. Nella notte i risultati del test del Dna hanno dato la conferma: è lui l’uomo che in questi giorni era il ricercato numero uno in tutta la Francia. Lunedì Abdel ha sparato a bruciapelo a un 23enne assistente fotografo dentro la redazione di Libération, poi ha esploso colpi davanti alla sede della banca Société Générale alla Défense e ha preso in ostaggio un automobilista per farsi riportare nel centro di Parigi, prima di far perdere le sue tracce.

La figura dell’algerino è del resto spiazzante, per i media, per altre ragioni oltre a quelle strettamente “etniche”. Dekhar è infatti il terzo uomo della strage avvenuta il 4 ottobre 1994 a Parigi, quando due militanti antifascisti – Audry Maupin e Florence Rey – imbevuti di letture anarchiche e già attivisti dello Scalp (Section carrément anti-Le Pen) seminarono il panico e fecero quattro morti – tre poliziotti, un tassista preso in ostaggio più lo stesso Maupin. I tre tentarono una sconclusionata rapina a un deposito della polizia per impadronirsi di armi da usare in seguito per compiere assalti alle banche. Il tutto si concluderà con una folle fuga nel centro di Parigi e una cruenta sparatoria.

Dal processo emergerà che proprio Dekhar era stato il primo a comprare uno dei fucili usati per l’azione, nonché l’ideatore del piano in seguito sottoposto a Maupin. Personaggio enigmatico, misterioso, ma anche con forti dosi di mitomania, l’uomo tenterà di spiegare alla corte di essere un agente dei servizi segreti algerini infiltrato fra gli estremisti di sinistra, circostanza comunque mai provata e smentita dalle autorità algerine.

Insomma, il tireur è un maghrebino di estrema sinistra. Chi lo dirà, adesso, a David Assouline, portavoce socialista, che già aveva evocato “un momento in cui la nostra società vive un clima di violenza insopportabile”? Chi consolerà Jean-Michel Baylet, presidente del Partito radicale di sinsitra, che aveva parlato di “un contesto segnato da una moltiplicazione degli attacchi contro i valori repubblicani”? Chi spiegherà i fatti alla femminista Caroline Fourest, che senza tanti complimenti aveva urlato: “La maggiore responsabilità, oggi, è della destra”?

Riposo, ragazzi. Il tireur è roba vostra.

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