status di rifugiato. Lo ha fatto il presidente brasiliano Michel Temer, in seguito all’arresto e alla subitanea liberazione del terrorista italiano del Pac (Proletari Armati Comunisti) condannato all’ergastolo per 4 omicidi compiuti durante gli Anni di Piombo. Lo avevano fermato lo scorso 4 ottobre al confine con la Bolivia in possesso di un somma di denaro superiore a quella consentita per attraversare la frontiera. Il timore della polizia era che Battisti stesse tentando la fuga, avendo fiutato un cambio di atteggiamento nei suoi confronti da parte del governo brasiliano. Ma 4 giorni dopo un giudice lo ha rilasciato.

Ora la Corte Suprema dovrà decidere in merito all’estradizione, dal momento che Temer ha anche ordinato che Battisti venga estradato in Italia. I legali del terrorista, però, hanno invocato il cosiddetto “habeas corpus” chiedendo che i giudici si esprimano contro la limitazione delle libertà personali. Ma se il giudice incaricato, Luiz Fux, dovesse tardare nel prendere una decisione, l’ufficio legale della presidenza brasiliana potrebbe emettere un parere ufficiale che di fatto darebbe il via libera all’estradizione di Battisti in l’Italia. E vista l’aria che tira, c’è da aspettarsi che Temer sia intenzionato ad andare fino in fondo, rompendo con i suoi predecessroi.

Lo status di rifugiato politico a Battisti era stato concesso dall’ex presidente brasiliano Lula, nell’ultimo giorno della sua presidenza. Dopo di lui, anche la presidente Dilma Roussef ha sempre protetto e difeso il terrorista rosso, negando la richiesta di estradizione più volte avanzata dall’Italia. Già nel 2009 i giudici del Tribunale Supremo brasiliano si erano espressi favorevolmente in merito all’estradizione, ma diedero l’ultima parola al presidente Lula, che bloccò tutto e concesse lo status di rifugiato.

A questo punto tutto è in mano alla Corte Suprema, ma è ancora presto per dire con certezza che Battisti, qualora venga fatto tornare in Italia, sconterà l’ergastolo. Potrebbe infatti succedere che l’Italia debba accettare di commutare la pena inflitta a Battisti negli anni 80 a quella massima vigente in Brasile, pari a 30 anni di reclusione.

Anna Pedri

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