rob-richardsWashington, 23 feb – Un funerale con tutti gli onori nello storico cimitero di Arlingon, dedicato ai caduti di tutte le guerre combattute dall’America, con tanto di bara ricoperta dalla bandiera americana e marine in alta uniforme che sfoderano le sciabole.

Così gli Usa hanno salutato Rob Richards, un “american sniper” piuttosto diverso dal cecchino scelto portato sullo schermo da Clint Eastwood. L’uomo, infatti, era stato ripreso in Afghanistan mentre urinava insieme ad altri tre commilitoni sui resti di alcuni militanti talebani appena uccisi.

Era il gennaio 2012, e quelle immagini postate su Youtube scioccarono l’America, misero in imbarazzo la Casa Bianca e rischiarono di innescare reazioni pericolosissime. Tanto che il presidente Barack Obama fu costretto a intervenire, e l’allora segretario di stato Hillary Clinton espresse “sconcerto”. Mentre l’ex capo del Pentagono Leon Panetta parlò di atti “assolutamente vergognosi”.

Il soldato è stato giudicato da una corte marziale che ha definito le sue azioni come “portatrici di discredito alle forze armate americane e all’intero Paese”. Ora Richards è morto, per overdose, come tanti altri reduci di guerra americani. Una storia che racconta le contraddizioni del rapporto americano con la guerra e la sostanziale incomprensione che la nazione pure più guerrafondaia del pianeta continua a riservare alla figura del soldato.

Giuliano Lebelli

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