Il Presidente dell'Iran Rohani nella conferenza stampa di Roma che chiude il suo viaggio in Italia. Foto APR
Il Presidente dell’Iran Rohani nella conferenza stampa di Roma che chiude il suo viaggio in Italia. Foto APR

Roma, 27 Gen – Sono parole di affetto e gratitudine per l’accoglienza ricevuta, quelle che il presidente della Repubblica Islamica d’Iran rivolge ai giornalisti accorsi alla conferenza stampa finale della sua missione diplomatica in Italia. Ci sono, dice Rohani, i presupposti per creare un “futuro chiaro insieme” e cooperare da pari su moltissimi campi, dall’interscambio sulle tecnologie, al reciproco aiuto sul fronte della lotta al terrorismo globale e per il mantenimento della stabilità della regione medio-orientale di cui l’Iran, secondo Rohani, è il naturale e fondamentale tutore. Poi rivolge parole di stima all’Italia ricordando come: “Sin dai tempi dei Romani le nostre civiltà hanno avuto rapporti di cultura e civiltà fortissimi” e commentando tempi più recenti di come “L’Italia sia stata il primo partner commerciale europeo per l’Iran e il ricordo delle imprese italiane e degli  italiani che visitavano o lavoravano in Iran è ancora vivo e positivo nelle menti del popolo iraniano”.

Le sanzioni internazionali, ovviamente, avevano fatto crollare ogni contatto con la Repubblica Islamica ma dal punto di vista del Presidente “le sanzioni hanno penalizzato molto di più i paesi europei, che hanno subito una politica di loose-loose”, cioè di perdita reciproca di interscambio per di più imposta da altri. Rohani aggiunge anche che la fetta di mercato iraniano per le potenzialità che l’Italia ha da offrire è pressoché illimitata, facendo un breve accenno al massiccio piano di investimento stimato attorno agli ottanta miliardi e ricordando anche che oltre al nucleare risulteranno strategici i  campi della cultura, del turismo, e dell’agroalimentare. C’è addirittura una dichiarazione di massima apertura alle istituzioni italiane, presidente e primo ministro che, auspica il presidente iraniano, “visiteranno a breve l’Iran”.070207_oilmap2jpg Poi saluta caldamente il Santo Padre con cui dice “ho affrontato i temi della spiritualità e dei rapporti tra i grandi monoteismi” che afferma essere “tutti collegati tra loro” avendo nel rispetto dei profeti in comune, Mosè, Gesù etc, la base per costruire un pacifica convivenza interconfessionale.

Con Francesco, Rohani è stato anche chiaro sull’atteggiamento di forte condanna da tenere nei confronti degli estremismi religiosi e di chi offende la sacralità della fede ricordando con una battuta, di come anche Francesco abbia apertamente dichiarato che “chi offende mia madre riceve un pugno” a significare che ci deve essere una reazione ai soprusi. Estremismo e soprusi che ad oggi vedono l‘Arabia Saudita tra i principali accusati, dopo la gravissima vicenda legata alla decapitazione della guida spirituale sciita Al Nimr e la repressione della minoranza sciita in Arabia che Rohani, abbandonando per un momento il clima conviviale della conferenza, condanna senza se e senza ma definendolo un atto gravissimo di cui i Sauditi un giorno dovranno rispondere davanti alle nazioni islamiche. Afferma più volte di come l’Iran lavori per arginare le tensioni tra i due grandi paesi, ricordando di come gli insuccessi dei piani sauditi sulla regione del vicino e medio oriente abbiano caricato i leaders di questa nazione di “rabbia” che potrebbe portarli a compiere gesti estremi.d85d8172a383a8ee9d2099737254513a-040-kFsE-U43140688382460m0-593x443@Corriere-Web-Sezioni

Infine la battuta sulle statue coperte nei musei romani che ha visitato, smarcandosi da una domanda sibillina e sorridendo dice che “gli Italiani sono un popolo molto ospitale e si sono prodigati in tutto per metterci a nostro agio, anche cose che non erano state direttamente richieste da noi, per cui noi li ringraziamo“. In conclusione lancia la sfida del futuro rispondendo ad una giornalista che, in inglese, domanda se ci sarà spazio un domani per un rapporto sereno con gli Usa, a cui Rohani non chiude le porte ma dice chiaramente che la partita per il riavvicinamento dei due paesi si gioca a Washington dove purtroppo già qualcuno vorrebbe nuove sanzioni contro l’Iran, forse spinto dalle potenti “lobby sioniste” che li operano da anni.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

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