armata-tank-network-warfare.siRoma, 6 lug – Durante la recente parata per la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale tenutasi nel maggio scorso a Mosca tra i vari sistemi d’arma che la Russia ha fatto sfilare nella piazza Rossa era presente anche l’ultimo nato della lunga serie di corazzati che ha le sue origini nel famoso T-34, il carro, ma sarebbe meglio dire piattaforma corazzata, “Armata”.

Questa definizione si adatta meglio all’ultima creazione russa in quanto, date le sue caratteristiche modulari, si tratta non più di un carro armato in senso classico, ovvero dotato di un’unica bocca da fuoco in torretta con corazzatura, ma è una sorta di chassis corazzato con la possibilità di adottare diverse soluzioni per quanto riguarda l’armamento e la protezione.

La piattaforma cingolata pesante designata “Universal Combat Platform T-99 Armata” nasce dall’esigenza di affrontare le mutate esigenze di combattimento frutto degli scenari di tipo asimmetrico che si sono presentati nel corso di questi anni. Balza agli occhi, infatti, come il profilo del carro sia molto più alto rispetto a quello dei suoi predecessori (anche occidentali), nati per nascondersi negli avvallamenti del terreno o dietro alla vegetazione delle pianure europee e quindi necessitanti di una sagoma molto bassa, con tutte le conseguenze per il comfort dell’equipaggio e la sistemazione degli impianti di bordo che ne derivavano.

Nel carro russo, per la prima volta (qualcosa di simile provarono a fare gli israeliani con la serie di carri “Merkava”), si pone maggiore attenzione alla protezione verso le mine e gli IED, cosa che ha determinato il maggiore sviluppo verticale del mezzo.

La piattaforma T-99, progettata dal “bureau” Karstev-Venediktov, è stata tenuta nascosta sino a poco tempo prima la parata del 9 maggio scorso, quando alcune sue caratteristiche sono state svelate alla stampa in occasione delle prove tenutesi nel centro di addestramento di Alabino, ma con torretta accuratamente mascherata da appositi teloni.
Il mezzo che ci interessa analizzare, sebbene siano ancora numerose le caratteristiche tenute segrete, è la versione da combattimento (MBT) del sistema “Armata”: il T-14.

Questo carro dispone di una nuova torretta completamente automatizzata a comando remoto (quindi senza equipaggio), il primo nel suo genere, dotata di cannone ad anima liscia da 125 mm in grado di impiegare, oltre al classico munizionamento tipo APFSDS, HEAT e antiuomo un nuovo missile a guida laser. La canna sembra essere più lunga di quella del carro precedente da cui deriva, il T-90, quindi, secondo fonti russe, è accreditata di una gittata maggiore rispetto a quella dei carri occidentali (più di 3,5 km). Propulso da un motore turbodiesel da 1500 Hp associato ad una trasmissione ad 8 marce in grado di sviluppare una velocità, su strada, di 80/90 km/h.
Interessante il rapporto peso/potenza pari a 31 Hp per tonnellata, che lo mette in posizione di vantaggio rispetto ai 24 del suo avversario tedesco “Leopard 2A6” e ai 26 del M1A2 “Abrams” americano ma molto prossimo al nostro “Ariete C-1” coi suoi 29 hp/tonn. Tutti carri, quelli occidentali, che, è bene ricordarlo, appartengono ad una generazione precedente rispetto all’ultima creazione russa.

Una caratteristica altrettanto interessante è rappresentata dalla scelta di “racchiudere” l’equipaggio in un pod, o guscio, pesantemente corazzato e completamente indipendente e staccato dal resto del veicolo come vuole la nuova dottrina in fatto di protezione.
Protezione che è affidata non più a corazze reattive come nella generazione precedente, bensì a nuovi materiali compositi multistrato (designata 44S-sv-Sh) in grado quindi di ottenere lo stesso livello di sicurezza per il carro senza gli effetti collaterali per le truppe di fanteria schierate nei pressi del veicolo causati dalla corazza reattiva.
La torretta a comando remoto, che rappresenta la vera novità di questo carro insieme alla capacità di essere assemblato in “moduli” a seconda delle esigenze operative andando quindi ad aumentarne la versatilità, è dotata di sistema di condotta del tiro particolarmente sofisticato comprendente apparati elettro-ottici di ultima generazione e sagomata in modo tale da essere poco radar-riflettente (stealth). Al momento l’unico armamento secondario che è stato notato sul T-14 è rappresentato da una mitragliatrice completamente automatizzata da 7,62 mm sistemata su un affusto sopra la torretta.

La produzione di questo mezzo corazzato dovrebbe entrare a regime nel 2016 e al momento è previsto il completamento di un primo lotto di 2300 esemplari.
La vera prova del nove, come per qualsiasi sistema d’arma, sarà il campo di battaglia che potrebbe essere uno dei tanti teatri di instabilità rappresentati dalle ex Repubbliche Sovietiche. Sicuramente il T-14 si pone, sulla carta, su di un livello maggiore rispetto ai suoi diretti avversari occidentali anche grazie alla sempre maggiore esperienza nel campo della tecnologia informatica ed elettronica che si sta avendo in Russia negli ultimi 15 anni. Ora tocca all’occidente, in particolare all’Europa, rispondere con quanto di meglio siamo in grado di fare, considerando che i carri che compongono la spina dorsale delle nostre forze corazzate sono frutto di progetti che hanno almeno 20 anni di anzianità.

Paolo Mauri

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Paolo Mauri
Nato a Milano, classe 1978. Laurea in Geologia. Dopo aver lavorato qualche anno nel campo della moda nella capitale meneghina, ha deciso di approfondire quella che è sempre stata la sua grande passione, essendo da sempre stato in contatto con gli ambienti militari a più livelli, non da ultimo anche per merito del servizio di leva: l'ars militaria nelle sue varie forme, dalle strategie alle armi. Questa, connessa all'altra sua grande passione per la storia moderna e contemporanea, e unita ai suoi studi geologici, gli ha permesso di occuparsi di geopolitica per Il Primato Nazionale sin dal 2014. Attualmente scrive anche per Tradizione Militare, periodico dell'Associazione Nazionale Ufficiali Provenienti dal Servizio Attivo.

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