Mosca, 6 dic – Anche la Russia è soggetta, come tutte le altre nazioni occidentali all’invecchiamento della propria popolazione a discapito di un tasso di natalità che negli anni è diminuito sempre più. Qual è stata la risposta del governo presieduto da Vladimir Putin? Un piano per le nascite pari a 7,2 miliardi di euro stanziati nei prossimi tre anni.

Un “Bonus bebè” che a differenza dell’elemosina partorita da Palazzo Chigi agli italiani, mette in campo una serie di misure studiate per incentivare soprattutto le fasce più deboli a fare figli. A fare scattare l’allarme al Cremlino è stato il dato relativo alle nascite registrate in Russia da gennaio a ottobre 2017 con un meno 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il rischio, sempre secondo i calcoli effettuati dagli uffici di statistica russa, è che nei prossimi sei anni la nazione rischierebbe di perdere una forza lavorativa pari a 600 mila persone l’anno. Mancherebbe di fatto un ricambio generazionale e considerando che il governo presieduto da Putin ha già ulteriormente ristretto l’ingresso agli immigrati – che nel resto dei paesi europei rappresentano l’esercito per la manodopera a basso costo – si è preferito puntare sulla potenza delle giovani generazioni russe.

Il primo dei provvedimenti messo in campo da Putin, prevede un assegno di 150 euro al mese, per tutte le coppie che avranno un primo figlio. È un contributo notevole perchè il rapporto che stiamo stilando in euro deve prendere in considerazione che lo stipendio medio in Russia in questo momento si aggira intorno ai 500 euro. Ed è evidente che il costo della vita non sia per nulla equiparabile alle nazioni dell’eurozona. Il bonus di 150 euro sarà corrisposto fino al raggiungimento dell’anno e mezzo di vita del bambino. Per le madri che invece daranno alla luce il secondo o terzo figlio, il Cremlino verserà un più sostanzioso contributo di 6400 euro all’anno fino al 2021. Il piano prevederà inoltre degli aiuti per pagare il mutuo della prima casa a chi deciderà di fare figli. Un incentivo, quest’ultimo, che andrà a sostenere le fasce sociali più deboli.

Le opposizioni, quasi tutte sostenute dai media occidentali, hanno immediatamente sollevato la polemica affermando che questo rappresenta un’abile mossa elettorale in vista delle prossime elezioni e che queste misure vadano a cozzare con i continui tagli alla spesa pubblica attuati in precedenza dal governo per affrontare la crisi. Ma il fatto di puntare sulle nascite di figli russi invece che sugli immigrati darà nel tempo sicuramente ragione a Putin.

Giuseppe Maneggio

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  1. Per la prima volta c’è stata una contrazione, perché dal 2004 c’è stato in Russia un incremento della natalità molto sostenuto arrivando al pareggio nascite-decessi nel 2013 e un tasso di fecondità di 1,7 figli per donna. C’è però un dato che deve far riflettere: i più prolifici non sono i russi etnici, ma le minoranze etniche, in particolare quelle islamiche come i ceceni. Sicuramente anche i russi etnici fanno più figli di prima, ma non riescono ad eguagliare gli islamici. Per questo bisogna dire che la Russia non è più immune dei paesi dell’Europa Occidentale al rischio islamizzazione.

  2. Scuasate la polemica, ma c’è un errore di base nell’analisi: i giovani russi continuano ad avere figli come negli anni passati, il problema è che ci sono meno giovani, in quanto dopo il 1991 ci fu un drammatico calo della natalità.

    Sul tema immigrazione il governo Putin è un po’ dubbioso: hanno un certo numero di immigrati dalle repubbliche centrasiatiche. Non al nostro livello, ma nemmeno al basso livello di Polonia e Ungheria.

    Inoltre, dubito che l’opposizione sia contraria a questa politica. Navalny (oppositore nazional-liberale) continuava a lamentarsi del fatto che il governo Putin non stesse facendo abbastanza per incrementare il numero delle nascite.

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