Russia sottomarino BoreiPetropavlovsk, 1 ott – La Russia schiera nella Flotta del Pacifico di stanza nella base navale di Petropavlovsk (Kamchatka) un secondo sottomarino lanciamissili balistici (SSBN) classe “Borei” (project 955).

L’unità varata dalla Russia, battezzata “Aleksander Nevsky” codice identificativo K-550, è la terza entrata in servizio delle quattro previste

Questi sottomarini, nati per sostituire i vecchi classe “Typhoon” (project 941), “Delta” III e IV (project 667), sono in grado di trasportare 16 missili intercontinentali (SLBM) RSM-56 “Bulava” di ultima generazione con una gittata di circa 8mila km,  ciascuno con la capacità di portare da 6 a 10 testate indipendenti (MIRV) della potenza variabile tra i 100 e i 150 kilotoni (circa 10 volte la potenza dell’atomica di Hiroshima).

Questa classe di sottomarini di quarta generazione è stata progettata nel 1996 nei cantieri Sevmash di Severodvinsk, sul Mar Bianco nell’oblast di Arkhangelsk; in particolare l’Aleksander Nevsky fu impostato nel 2004 e varato nel dicembre del 2010 ed entrato in armamento nel 2013. Dopo circa due anni di prove in mare, anche dovuti ai ritardi nel programma di sviluppo del nuovo SLBM “Bulava”, durante i quali ha svolto circa 12 crociere addestrative, ha finalmente raggiunto la sua destinazione definitiva presso la Flotta del Pacifico.

Russia sottomarino BoreiLe unità misurano circa 158 metri di lunghezza e hanno una larghezza massima di 13,5 metri per una stazza complessiva in immersione di 24 mila tonnellate. Sono sensibilmente più piccoli dei vecchi classe “Typhoon” (175 metri per 48 mila tonn. in immersione) ma grazie a nuovi accorgimenti tecnici risultano molto più silenziosi. Propulsi da un reattore nucleare OK-650 ad acqua pressurizzata sono in grado di sviluppare la velocità massima in immersione di circa 30 nodi attraverso la loro singola elica a sette pale di nuova concezione. Ciascun vascello ha un costo stimato di circa 713 milioni di dollari.

Il nuovo impulso alla cantieristica navale dato da Putin sta lentamente raggiungendo i suoi risultati: dopo una sorta di “letargo” durato una decina di anni a cavallo tra gli anni ’90 e la prima decade degli anni 2000, il rateo, ma soprattutto la qualità, nelle produzioni navali russe sono decisamente aumentati.

Riteniamo, al contrario di altri esperti del settore, che il gap tecnologico della Russia non sia così grande come spesso si dice

Nonostante i ritardi nelle consegne e la difficoltà di approvvigionamento delle turbine navali per le unità di superficie (sino alla crisi di Kiev venivano commissionate in Ucraina) stiamo assistendo ad un sempre maggiore miglioramento in alcuni settori che erano sempre stati un passo indietro rispetto alle pari classi occidentali, come l’elettronica e la progettazione di scafi resistenti ed eliche silenziose.
Il dispiegamento del Nevsky presso Petropavlovsk e lo sviluppo futuro del project 955 migliorato (“Borei II”) sicuramente dimostra che la Russia si è ripresa dalla “vacanza militare” dei primi anni di questo nuovo millennio.

Paolo Mauri

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Paolo Mauri
Nato a Milano, classe 1978. Laurea in Geologia. Dopo aver lavorato qualche anno nel campo della moda nella capitale meneghina, ha deciso di approfondire quella che è sempre stata la sua grande passione, essendo da sempre stato in contatto con gli ambienti militari a più livelli, non da ultimo anche per merito del servizio di leva: l'ars militaria nelle sue varie forme, dalle strategie alle armi. Questa, connessa all'altra sua grande passione per la storia moderna e contemporanea, e unita ai suoi studi geologici, gli ha permesso di occuparsi di geopolitica per Il Primato Nazionale sin dal 2014. Attualmente scrive anche per Tradizione Militare, periodico dell'Associazione Nazionale Ufficiali Provenienti dal Servizio Attivo.

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