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Budapest 7 nov – Per la stampa internazionale, compresa quella nostrana, lo Jobbik, Movimento per un’Ungheria migliore, è un movimento di “razzisti”, “filonazisti”, “estremisti”. Per gli ungheresi evidentemente non è così, visto che alle ultime elezioni il movimento ha totalizzato quasi il 20% dei consensi ed eletto 43 parlamentari.

L’accusa più inflazionata, quella di razzismo, cade immediatamente appena si legge un articolo sulla prima pagina del sito del partito, scritto dal leader del movimento, Gàbor Vona, un professore di storia. “La mia idea di società – scrive Vona- si è formata su pensatori come Schopenhauer, Nietzsche, Mircea Eliade, Rüdiger Safranski, Konrad Lorenz, Meister Eckhart. […] Ma io sono un tradizionalista e quindi mi piacciono anche Béla Hamvas, Julius Evola e René Guenon”. A questo punto arriva una dichiarazione che ai più può sembrare sconcertante ma che risponde alla vera natura dello Jobbik: “Dichiaro che oggi l’ultimo baluardo della cultura tradizionale rimasto è l’islam”. E dire che lo Jobbik, fondato da un gruppo di studenti universitari, nasce come un partito cristiano. Evidentemente l’islamofobia e le tesi sullo scontro di civiltà non hanno trovato terreno fertile in Ungheria, a differenza di quanto accaduto fra i partiti radicali di altri paesi europei.

“I nostri politici non fanno altro che dirci: ‘Questo sistema non si può cambiare’. Ma questa è una menzogna e ci siamo candidati per smontarla”, ha dichiarato Vona, che chiede per l’Ungheria, un’economia “econazionale”, fatta di energie rinnovabili, sovranità ed indipendenza energetica, taglio delle sovvenzioni alle multinazionali, che fanno i soldi in Ungheria e li spendono altrove, chiusura dei rapporti economici con gli Usa e apertura a Cina, Russia e India. Insomma, una marcata visione eurasiatica dei rapporti politici ed economici.

Proprio a questo proposito, nel suo recente viaggio in Turchia, Vona ha dichiarato: “Alcuni paesi europei e soprattutto le nazioni dell’Asia conservano ancora molte delle tradizioni umane universali. Questa base valoriale universale deve essere commisurata e armonizzata con le sfide del nostro tempo in modo che l’autorità  del passato e le sfide del futuro creino sinergie anziché tensioni. Dobbiamo essere in grado di integrare l’essenza europea e la mentalità asiatica. La praticità europea e il profondo approccio orientale devono plasmarci insieme. Vedo tre nazioni che possono essere in grado di farlo. Le due grandi potenze dell’Eurasia, la Russia e la Turchia, e la mia patria, l’Ungheria. Questi tre paesi sono europei e asiatici, allo stesso tempo, a causa di storia, destino e posizione. Queste nazioni sono destinate a rappresentare l’alternativa eurasiatica”.

Particolare successo stanno avendo alcune campagne a favore della creazione di una banca nazionale che, tra le altre, finanzi la costruzione di case per giovani coppie senza passare attraverso mutui con tassi usurai. Inoltre lo Jobbik vuol creare una banca a sostegno delle imprese rurali e, parallelamente, un circuito di mercati dai quali passino solo prodotti dei contadini e dei commercianti ungheresi. “Compra ungherese!” è lo slogan dell’iniziativa. Molto forti sono invece le prese di posizione contro l’Unione Europea: “Europa e Unione Europea sono due cose diverse – si legge nel programma politico- noi crediamo nell’Europa delle nazioni non in quella delle banche”.

Quanto al nodo dell’antisemitismo, sempre sul sito leggiamo che “Jobbik non ha mai negato l’Olocausto, e confuta con insistenza come assurda l’accusa di essere un partito antisemita”. Tuttavia si specifica anche che “il ruolo significativo svolto da società israeliane nei lucrosi contratti governativi e nel mercato immobiliare ungherese è fuor di dubbio”. Viene anche sottolineato come il movimento abbia “simpatia per la causa palestinese”.

Michael Mocci

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