syriaLa denuncia arriva dall’Inghilterra: milioni di sterline donati in beneficenza sono finiti nelle mani dei terroristi. Dopo la brutalità delle esecuzioni, dopo finanziamenti e armamenti di dubbia provenienza, denunciati più volte dal presidente Assad, emerge un altro aspetto del già discutibile comportamento dei sedicenti ribelli: la razzia degli aiuti umanitari.

William Shawcross, presidente della Charity Commission ha dichiarato: “Abbiamo raccolto e mandato molto denaro in Siria e molto finisce in mano ai terroristi ma è difficile per le varie organizzazioni stabilire quanto”. Sulla stessa linea Peter Clarke , ex capo dell’antiterrorismo presso la Metropolitan Police e membro del consiglio di amministrazione della Charity Commission: “Una volta che si entra in queste zone pericolose , molto rischiose, è estremamente difficile per le associazioni di beneficenza per monitorare la destinazione finale dei loro fondi”. “Sappiamo che c’è qualche abuso di beneficenza da parte di organizzazioni terroristiche estremiste- prosegue Clarke- ma è difficile dire in che misura”. Il Disasters Emergency Committee, formato da 14 enti, tra cui la Croce Rossa e Save the children, definisce “impossibile da eliminare” la possibilità che denaro donato in beneficenza finisca nelle casse dei terroristi.

Fino a due anni fa la Siria era uno dei paesi più ricchi del Medio Oriente, tollerante verso tutte le minoranze religiose, multiforme e aperto verso il Mediterraneo. Da quando i “ribelli”, molti dei quali non sono nemmeno siriani, hanno intrapreso la guerra contro il legittimo governo del presidente Assad, le condizioni del popolo sono peggiorate. Secondo un rapporto del Disasters Emergency Committee, 6 milioni di persone hanno perso la casa e il sistema sanitario rischia il collasso. Molti medici infatti rischiano quotidianamente di essere rapiti dai terroristi perché appartengono a una categoria abbastanza facoltosa da poter pagare un lauto riscatto. È dunque evidente chi stia da parte della Siria e del suo popolo e chi no. Ad ogni modo, ora che è venuto meno il rischio di un attacco americano , il presidente Assad, che non sa ancora se ricandidarsi, ha promesso che tornerà al lavoro per ricostruire il paese una volta sconfitte le ultime cellule di ribelli.

Michael Mocci

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