siriaDamasco, 7 ott – Il fronte jihadista è messo alle strette. Le operazioni antiterrorismo russe in Siria si stanno intensificando: dall’avvio dei raid, esattamente una settimana fa, sono stati colpiti 112 obiettivi.

“Quattro navi – ha detto ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, parlando in tv – hanno sparato 26 missili da crociera contro 11 obiettivi. Secondo i centri di controllo, tutti gli obiettivi sono stati distrutti e non ci sono stati danni per obiettivi civili”.

Il ministro ha precisato che i missili sono stati lanciati da una distanza di 1.500 chilometri. L’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana conferma le ingenti perdite fra i terroristi e parla di raid congiunti russo-siriani contro obiettivi dell’Isis a Deir Hafer e al-Bab nella zona nord della provincia di Aleppo.

L’esercito siriano ha inoltre dato il via a un’operazione di terra contro le aree controllate dai ribelli nel Rif di Hama, nella parte centrale del Paese.

Fra i bersagli dei raid russi c’è tutta la coalizione jihadista, cosa che continua a creare malumori in quella parte dell’Occidente che mantiene un legame ambiguo con parte dei tagliagole stanziati in Siria.

Il premier turco Ahmet Davutoglu ha fatto rimarcare che solo due raid russi su 57 effettuati in Siria hanno colpito obiettivi dello Stato Islamico, per il resto sono stati colpiti i ribelli sedicenti “moderati”.

Anche il segretario alla Difesa Usa Ashton Carter si è lamentato del fatto che “la Russia sta seguendo una strategia sbagliata e continua a colpire obiettivi non Is. È un errore”. L’esponente statunitense ha anche affermato che, contrariamente ad alcune indiscrezioni delle ultime ore, fra Washington e Mosca non ci sarà cooperazione militare in Siria.

Giuliano Lebelli

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