Sochi-2014Mosca, 5 feb – Se dopo l’11 settembre i giornali di tutto l’Occidente titolavano “siamo tutti americani”, in vista delle Olimpiadi di Sochi l’aria che tira sembra ben diversa. “Siamo tutti anti-russi” è infatti il ritornello dominante alla viglia di quelli che pure sembrano essere i Giochi potenzialmente più pericolosi di sempre. Evidentemente c’è terrorismo e terrorismo, così come ci sono vittime e vittime.

I XXII Giochi olimpici invernali che inizieranno domani e dureranno fino al 23 febbraio nella cittadina sulle rive del mar Nero sono stati infatti preceduti dagli attentati di fine anno a Volgograd, l’ex Stalingrado, dove sono morte complessivamente 34 persone, mentre oltre cento sono rimaste ferite. Gli stessi gruppi islamisti caucasici autori delle stragi hanno del resto apertamente manifestato la loro intenzione di colpire i Giochi.

Eppure, in Occidente, l’arrivo delle Olimpiadi è stato accompagnato da snobismo, ilarità, moralismo, inviti al boicottaggio. Si è parlato più di water, in seguito alla foto della tazza a due posti segnalata dal corrispondente della Bbc a Mosca Steve Rosenberg, che di possibili attacchi suicidi. Per non parlare dell’asfissiante disinformazione sulla norme russe in materia di propaganda gay quando, come facevamo notare recentemente, sulle leggi pesantemente discriminatorie dei ricchi emirati pronti a riversare i loro petrodollari sull’Italia si sorvola allegramente.

Si è molto discusso delle spese pazze di Mosca. In effetti, con undici nuove strutture e un costo complessivo di 51 miliardi di dollari, i Giochi di Sochi sono le Olimpiadi più costose di sempre. Perfino più di quelle estive di Pechino 2008 (46,5 miliardi di dollari). Non mancano larghe zone d’ombra, con investimenti folli dalle spese ingiustificate e il sospetto di qualche aiutino agli amici degli amici. Una malapolitica rispetto alla quale noi italiani possiamo sicuramente ergerci a giudici severi, in virtù della trasparenza che da sempre caratterizza il nostro mondo politico-finanziario e con il ricordo ancora fresco della illuminata gestione degli appalti di Italia ’90…

Giuliano Lebelli

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