Doha, 8 ago – Il Qatar, in pieno isolamento diplomatico provocato dalla crisi con gli altri Paesi del Golfo e l’Egitto, ha sferrato la sua offensiva per farsi conoscere ancor di più al mondo puntando sul calcio. Con il trasferimento di Neymar dal Barcellona al Paris Saint Germain, anche i meno informati di questioni geopolitiche, hanno saputo che l’emiro Tamim al Thani ha ricoperto di soldi la stella brasiliana del calcio, che è diventato il calciatore più pagato al mondo. Perché il PSG è di proprietà dell’emiro qatariota, grande appassionato di pallone.

Anni addietro, un’operazione che partiva dallo stesso principio, venne fatta da padre che creò Al Jazeera, la tv che spezzò il monopolio sulle questioni relative al mondo arabo di BBC e Cnn e fece conoscere a tutto il mondo il piccolo staterello del Golfo. Ora che AL Jazeera e il Qatar in generale sono accusati di essere il principale sponsor del terrorismo, le vicende calcistiche aprono uno squarcio di luce sulle questioni legate all’aspetto morale.

Ma quello che fa davvero scalpore a livello morale, parlando di Qatar e calcio, e ancor più dell’affare Neymar, è il fatto che nel 2022 nell’emirato si svolgeranno i campionati del mondo di calcio. Un mondiale aggiudicato ai tempi di Blatter, a suon di mazzette. Viste le temperature, si giocheranno in inverno, sovvertendo e stravolgendo i campionati nazionali di tutti gli stati del mondo.

E poi c’è l’aspetto dei costi, e delle condizioni di lavoro degli operai, che in alcuno casi sono anche europei. Si parla di 500 milioni di dollari investiti a settimana a fronte di 2 milioni e mezzo di operai che lavorano in condizioni di semi-schiavitù, sfruttati, malpagati, senza diritti, e con il passaporto requisito. I numeri delle organizzazioni che tutelano i diritti umani parlano di almeno 5000 morti bianche nei cantieri. Nel 2014 il governo del Qatar venne costretto ad ammettere che ogni mese morivano 40 persone sui cantieri, ma il numero non teneva conto delle le morti per infarto provocate dalle condizioni sfiancanti di lavoro.

I Paesi del Golfo stanno chiedendo che il mondiale di calcio venga tolto al Qatar, ma l’emiro cerca di ripulire il suo Paese dalle accuse di finanziamento al terrorismo diventando il re del pallone. E scommettendo tutto su Neymar, i cui gol potrebbero far dimenticare, o quantomeno parzialmente oscurare gli scandali di Doha.

Anna Pedri

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  1. Questi emiri ricordano un poco gli ”scozzesi”..Hanno il braccino molto corto! Pur disponendo di più soldi di quanto gli servano ( miliardi che gli escono anche dalle orecchie ) non sono capaci di dare paghe e condizioni di lavoro accettabili per gli operai che stanno lavorando per costruire i sogni megalomani dell’emiretto… Però, per due piedi attaccati ad un pallone, sono disposti a spendere qualsiasi cifra!

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