Sovranità nazionale, persino l’Albania ci frega

AlbaniaTirana, 21 nov – Cosa non si farebbe per avere un po’ di considerazione politica a livello internazionale, specie in una nazione che mira ad entrare nella Unione Europea e a mettersi in coda con gli amici degli Stati Uniti.

In Albania il primo ministro Edi Rama – vincitore in giugno delle ultime elezioni politiche e che nell’occasione dichiarò “è la vittoria della rinascita dell’Albania e del suo ingresso nella grande famiglia europea” – ha confermato di avere sentito per telefono il segretario di stato americano John Kerry e di avere discusso la questione dell’eliminazione delle armi chimiche siriane, circa 1000 tonnellate tra munizioni e agenti tossici. Rama ha detto che nessuna decisione è ancora stata presa, ma si è espresso a favore di un possibile accordo con gli Stati Uniti.


Uno dei motivi è che l’Albania riceverebbe in cambio un cospicuo compenso in denaro: mercoledì scorso Rama ha dichiarato «il nostro “sì” è legato solo a un piano e un accordo che chiariranno a tutti che l’Albania ne verrà fuori a testa alta, più ricca e più pulita di quanto non sia oggi». Va ricordato che dalla fine dell’era comunista, l’Albania è diventata membro della Nato dal 2009, e nello stesso anno ha presentato anche la domanda di adesione all’Unione Europea. Ora è in attesa che gli venga concesso lo status di paese candidato all’adesione all’UE, in discussione a dicembre.

Alla notizia, centinaia di albanesi hanno iniziato a protestare contro l’ipotesi di accogliere l’arsenale chimico siriano con striscioni e slogan che rivendicavano la sovranità nazionale piena del paese: le manifestazioni più importanti sono state organizzate a Tirana, la capitale dell’Albania, di fronte all’ambasciata statunitense e al parlamento.

Aldo Merkoci, attivista citato da Reuters, ha detto: «L’Albania è degli albanesi, non della comunità internazionale», aggiungendo che solo il popolo albanese può esprimersi su una questione di tale portata. La stessa posizione è stata ribadita dal leader dell’opposizione ed ex primo ministro Sali Berisha, che ha parlato della possibilità di tenere un referendum. Le proteste sono state seguite da diverse riunioni nella città centrale di Elbasan e nella vicina centrale di Mjekes, probabile destinazione delle sostanze chimiche da eliminare. Ieri l’esecutivo ha accolto la protesta e ha rifiutato la richiesta statunitense.

Gaetano Saraniti

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