front_manifestoParigi, 27 nov – Il Front national di Marine Le Pen è il partito nazionalpopulista che, nell’Europa occidentale, ha maggiori speranze di nutrire ambizioni di governo, o quanto meno di conseguire risultati elettorali eclatanti, destinati a segnare in profondità la storia politica del proprio paese. Per la gran parte degli osservatori resta non di meno un illustre sconosciuto, stretto com’è tra i racconti criminalizzanti dell’intellighenzia e un entusiasmo ingenuo che azzera i problemi e annulla le sfumature. Non sarà inutile, allora, ritracciare la storia del Fn a partire dalla fondazione del movimento che per 40 anni ha rappresentato lo spauracchio delle classi dirigenti politiche e giornalistiche europee.

Il Front national nasce il 5 ottobre 1972 come strumento elettorale del movimento nazionalrivoluzionario Ordre nouveau, che del resto sarà sciolto d’ufficio pochi mesi dopo. Nel giugno del 1973, infatti, la conferenza dal tema “Alt all’immigrazione selvaggia” organizzata da On verrà assaltata da militanti della Ligue communiste di Alain Krivine. I tafferugli fra questi ultimi e le forze dell’ordine porteranno allo scioglimento governativo sia del movimento assaltatore che di quello assaltato. Prima di questo evento, tuttavia, On stava cercando di riunire i pezzi della destra francese (neofascisti, petainisti, poujadisti) in un unico movimento, che sarebbe appunto stato il Front national pour l’Unité française, più semplicemente Front national.ordrenouveaudupratqt7

 

Come simbolo del neonato movimento viene mutuata la fiamma tricolore del Movimento sociale italiano, che proprio nel maggio di quell’anno aveva ottenuto il suo maggior risultato elettorale di sempre, con l’8,7% alla Camera e il 9,2% al Senato. Il riferimento al partito italiano è evidente, ma non va esagerato, anche per le differenti storie della destra francese e italiana. Le altre componenti, oltre a Ordre nouveau – che fornisce alcuni dei quadri più consapevoli e attivi come François Duprat, Alain Robert e François Brigneau– contribuiscono alla nascita del Fn i movimenti Jeunesses Patriotes et Sociales (JPS) di Roger Holeindre (ex Oas), la rivista Militant di Pierre Bousquet (ex SS Charlemagne) e il Groupe union défense (Gud) di Alain Robert.

E poi c’è ovviamente lui, Jean-Marie Le Pen, un nome già piuttosto noto nell’ambiente e di cui poi diremo nel dettaglio. In un primissimo momento, Le Pen fa parte di un triumvirato composto da lui, François Brigneau (tendenza On) e Guy Ribeaud (sodale dell’ex gollista Georges Bidault). Quest’ultimo, tuttavia, lascerà quasi subito, lasciando un vuoto che sarà riempito appunto da Le Pen. Il primo ufficio politico del Fn è così composto: Jean-Marie Le Pen (presidente), François Brigneau (vicepresident), Alain Robert (segretario generale), Roger Holeindre (segretario generale aggiunto), Pierre Bousquet (tesoriere) e Pierre Durand (tesoriere aggiunto).

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François Duprat a un’assemblea del Front national

Snobbano invece la nascita del nuovo partito i quadri intellettuali della Nouvelle Droite di Alain de Benoist, l’esperienza metapolitica più interessante dell’epoca, allora ostentatamente ostile alla “politica politicante” in nome di una strategia gramsciana. Ciononostante, nel corso degli anni una certa trasmigrazione di quadri si verificherà. I casi più eclatanti saranno quelli del medievista Pierre Vial (consigliere municipale frontista di Villeurbanne e poi consigliere regionale in Rhône-Alpes), di Jean-Yves Le Gallou (parlamentare europeo) e in qualche modo dello stesso Bruno Mégret, il numero due del partito che darà vita a una sfortunata scissione dal Fn alla fine del 1998.

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Jean-Marie Le Pen sulla tomba di François Duprat

Un ruolo prezioso di animatore anche culturale all’interno del Front national lo svolge invece François Duprat, storico e intellettuale militante (non privo di aspetti controversi) proveniente da Ordre nouveau, che porta nel nuovo partito una solida prospettiva storica (forti, nel suo discorso ideologico, riferimenti marcatamente fascisti estranei a molte componenti della destra francese) e una cultura politica nazionalrivoluzionaria. Tutto questo fino a sabato 18 marzo 1978 quando, alle 8.40, la sua Citroën GS salta in aria uccidendolo sul colpo e ferendo gravemente la moglie, in attentato attribuito spesso a milizie sioniste ma di fatto mai chiarito. Ogni 18 marzo, comunque, Jean-Marie Le Pen si reca presso la sua tomba, al cimitero di Montmartre, per rendere omaggio al vecchio compagno di lotta.Gli obbiettivi che Duprat, Le Pen e gli altri si pongono fondando il Front national son comunque ambiziosi: si punta almeno al 3% nelle elezioni legislative del 1973. Le Pen annuncia 400 candidati ma alla fine riesce a presentarne solo 105. Il risultato delle urne è deludente: il partito ottiene 108 mila voti, pari all’1,3% su scala nazionale e al 2,3% contando solo le circoscrizioni in cui il partito è riuscito a presentarsi. Solo Jean-Marie Le Pen supera il 5% nel suo collegio parigino. La “traversata nel deserto” è appena iniziata. (Continua…)

Adriano Scianca

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