Jean-Marie-Le-Pen_1477030cParigi, 28 nov – I primi, deludenti risultati elettorali del Front national mettono comunque in evidenza un dato innegabile: il leader ha stoffa e agli elettori piace, anche più di quanto non piaccia, per il momento, la fiamma tricolore. Ma chi è questo uomo nuovo della politica francese che, in realtà, nuovo non lo è affatto?

Nato il 20 giugno 1928 a Trinité sur Mer, nel Morbihan, Jean-Marie Le Pen è figlio di Jean Le Pen, un armatore, e di Anne-Marie Hervé, di famiglia contadina. Egli è “pupillo della nazione”, termine che in Francia designa i figli delle vittime di guerra. Il peschereccio del padre, infatti, salterà su una mina, causando la morte dell’uomo. Nel novembre del 1944, a 16 anni, chiede al colonnello Henri de La Vaissière di poter partecipare alla resistenza. Ebbene sì: il “fascista”, il “nazista” Le Pen ha tentato di partecipare alla resistenza! Il giovane ricevette tuttavia questa risposta: “Ormai è stato dato l’ordine di assicurarsi che i nostri volontari abbiano 18 anni compiuti. Sei un pupillo della nazione, bada a tua madre”.

Jean-Marie Le Pen paracadutista, 1957

Si laurea in scienze politiche con una tesi sulla corrente anarchica dopo il 1945, dopodiché svolge i più svariati mestieri, dal pescatore al minatore. Nel frattempo vende per le strade il giornale dell’Action française, “Aspects de la France” e non di rado sperimenta il confronto fisico con gli avversari politici. Durante la guerra d’Indocina si arruola nel 1° Battaglione paracadutisti. Nel 1955 diventa delegato generale dell’Union de Défense de la jeunesse française di Pierre Poujade, il movimento anti-fisco di matrice qualunquista che conquistò 52 deputati e 2,4 milioni di voti all’Assemblea nazionale nel 1956 (tra cui appunto Le Pen). In quell’anno diventa il primo uomo politico francese a far eleggere un francese di religione musulmana, tale Ahmed Djebbour. Per difendere quest’ultimo in una rissa, nel 1958, prende un colpo all’occhio sinistro, del quale perderà progressivamente l’uso nel corso degli anni. Il trauma lo costringe per qualche tempo a farsi vedere in giro con una benda da pirata, elemento che ne amplifica l’immagine picaresca. Quanto a lui, eletto a 27 anni, diventa il più giovane parlamentare eletto all’Assemblée nationale. Nonostante la precoce e già brillante carriera politica, lascia i banchi parlamentari per andare a volontario nella guerra d’Algeria. Partecipa anche allo sbarco delle forze franco-britanniche a Suez.

Pierre Poujade
Pierre Poujade

Decorato con la Croce al valore militare, dopo la guerra si impegna nella battaglia per l’Algeria francese. Partecipa anche alla campagna per Jean-Louis Tixier-Vignancourt, il primo candidato all’Eliseo a destra di De Gaulle, che nel 1965 prese il 5,2% dei voti. Nel 1972, come detto, è tra i fondatori del Front national. Nel 1984 viene eletto al Parlamento europeo, presso il quale verrà riconfermato anche nelle elezioni successive, fino alla decisione della Corte di Giustizia della Comunità europea che il 10 aprile del 2003 lo priva d’ufficio del suo seggio dopo i fatti di Mantes-la-Jolie, quando il leader del Fn, nel 1997, viene accolto da immigrati, attivisti di sinistra e di “S.O.S Racisme” pronti alla guerriglia. L’ex parà – all’epoca 69enne – si gettò nella mischia senza troppe remore (“Se mi aggrediscono, io non ho mai paura di un altro uomo, e nemmeno quando sono in tanti”), subendo per questo la denuncia della candidata socialista Annette Peulvast-Bergeal, in un processo la cui condanna causerà appunto la sua estromissione dal Parlamento europeo.

Dal suo primo matrimonio con Pierrette Lalanne (da cui divorzierà nel 1985) egli ha tre figli: Marie-Caroline, Yann, Marine, che a loro volta gli danno nove nipoti. Le Pen si risposa nel 1991 con Jeanne-Marie Paschos, detta Jany.

Dotato di grande carisma, istrionico, oratore magnetico, conversatore brillante dalla battuta pronta, uomo dotato di grande coraggio anche fisico, Le Pen è un leader populista – qualifica che egli ha spesso rivendicato con orgoglio – abbastanza tradizionale. Il suo solo magnetismo ha garantito per anni il “compromesso nazionalista” fra diverse correnti e sensibilità, anche a costo di procrastinare in eterno alcuni nodi politici. Tipico del suo ruolo è anche la difficoltà nell’affrontare la questione della successione, risolta infine – molto tradizionalmente – nell’ambito della famiglia stessa. Ha una struttura ideologica fluida, pragmatica, con un asse portante (sovranismo, nazionalismo, anti-immigrazionismo) e alcuni elementi variabili (posizioni economiche e di politica internazionale).

bendaIn un articolo del 2008, in un momento di stanca per il partito, Alain de Benoist, che non ha mai avuto troppa simpatia per Le Pen, ne tracciava questo ritratto in chiaroscuro: “Coraggioso, in possesso di una innegabile cultura storica, dotato di un istinto politico acuto, egli non è in compenso un teorico. Il suo scopo principale è meno quello di difendere delle idee, che egli cambia del resto frequentemente come attestato dalle variazioni del suo programma (specialmente in materia economica), che quello di riunire una ‘famiglia’ tradizionalmente divisa”. Ne emerge il ritratto sincero di un uomo di valore e di un politico di razza, anche se nell’approccio metapolitico del pensatore francese, il fatto di non essere un teorico appare come un difetto grave, laddove è facile immaginare che il fondatore del Fn se ne faccia un vanto. E a suo modo ha ragione.

Per bucare la cortina di silenzio attorno al suo partito, Le Pen ha fatto spesso ricorso alla sua ironia fulminante. In un comizio chiamò il ministro della Funzione pubblica del governo Mitterrand, Michel Durafour, “Dura-four crématoire”, creando un sinistro gioco di parole fra il suo cognome e l’espressione “forno crematorio”. In un’altra occasione celebre definì le camere a gas “un dettaglio della storia della Seconda guerra mondiale”.

Un altro esponente della Nouvelle Droite passato attraverso il Fronte, Pierre Vial, così ha spiegato la tendenza del leader frontista ad apparenti gaffe mediatiche a ciclo continuo: “Coloro che immaginano che questa o quell’uscita tonitruante, provocatrice, sia dovuta al nervosismo, alla perdita di controllo, a lapsus devastanti hanno tutti torto. Tutto, sempre, è calcolato nel migliore dei modi. Ivi compreso il numero ad effetto destinato all’interlocutore dubbioso. Ivi compreso ciò che sembra controproducente. Le Pen ha sempre le sue ragioni. Anche e soprattutto quando sembrano irrazionali”. (Continua…)

Adriano Scianca

Qui la prima puntata dell’inchiesta

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