Storia del Front national / 3 – La “traversata nel deserto” e i primi successi (1973-1983)

Jean-Marie Le Pen e Ronald Reagan

Jean-Marie Le Pen e Ronald Reagan

Parigi, 29 nov – Nei primi anni ’70, tuttavia, il talento politico di Jean-Marie Le Pen è ancora acerbo. E comunque, finché il partito resta misconosciuto, nessuno può farne esperienza. Tutto il decennio che va dalla fondazione del partito ai primi successi è stato chiamato dagli stessi frontisti “la traversata nel deserto”. Sono anni di isolamento e delusioni. Pesa anche la concorrenza dell’analogo Parti des forces nouvelles, forza nata per mano di alcuni membri di Ordre Nouveau e con maggiori contatti con l’ambiente nazionalrivoluzionario e neodestro.

Di conseguenza, il risultato alle presidenziali del 1974 è devastante: Le Pen ottiene appena lo 0,75% dei suffragi. Per il secondo turno, inviterà a votare Valéry Giscard d’Estaing. Alle legislative del 1978 non va meglio, dato che il Fn ottiene lo 0,33 %. In marzo, come detto, viene assassinato François Duprat. Alcune componenti nazionalrivoluzionarie di cui egli era il garante lasciano di conseguenza il movimento. Fra insuccessi elettorali e divisioni interne, il partito conta, nel 1980, appena 270 aderenti. Alle presidenziali del 1981 il Fn non riesce neanche a presentare le firme, mentre alle politiche ottiene lo 0,18%. Il momento è nerissimo, ma la riscossa è più vicina di quanto non possano pensare i frontisti.


 

Alle cantonali del 1982 si resta ancora nell’ambito dello zero virgola (0,20%) ma con alcune importanti eccezioni: il 12,62% a Dreux-Ouest, il 13,30% a Grande-Synthe. L’anno successivo arriva il boom: alle comunali Le Pen ottiene l’11,3% nel 20esimo arrondissement di Parigi. Alle comunali di Dreux Jean-Pierre Stirbois ottiene il 16,7% (al ballottaggio il centrodestra moderato si alleerà con il Fn totalizzando il 55% dei voti). Quest’ultimo è il vero artefice della svolta. Nel settembre 1977, Stirbois è entrato nel partito con la sua

Jean-Pierre Stirbois e Jean-Marie Le Pen

Jean-Pierre Stirbois e Jean-Marie Le Pen

Union solidariste e nel giugno 1981 è diventato segretario generale del partito. Figlio di operai, ha bazzicato anche lui gli ambienti dell’Oas e la lista di Jean-Louis Tixier-Vignancour. All’opposto di Le Pen, è sobrio, misurato, ma metodico. Cura l’organizzazione e il radicamento. Alain Escoffier, il giovane che si dà fuoco in seguito alla visita a Parigi di Breznev, nel 1977, e a cui è dedicata una celebre canzone della Compagnia dell’Anello, è un suo militante. In un partito improvvisato, che tutto delega al leader, il suo metodo è oro colato (qualità che lo porterà ad accumulare un enorme potere nel partito, che il leader ridimensionerà dosando le correnti e spingendo Bruno Mégret).

La vittoria di Dreux è stata preparata meticolosamente, battendo i quartieri operai palmo a palmo. Stirbois è infatti convinto – a ragione – che l’elettorato di riferimento del Front national sia da ricercare fra il popolo. Su suo impulso, il partito sceglie di puntare sull’asse immigrazione-insicurezza-disoccupazione. I suoi slogan sono privi di sfumature: “Due milioni di disoccupati, due milioni di immigrati di troppo”. Egli vuole semplicemente invertire i flussi migratori. Qualche anno dopo, nel 1988, sarà sempre lui ad avere un altro colpo di genio: appropriarsi e farsi un vanto dell’accusa di populismo, rivendicando così una vicinanza al popolo sconosciuta agli altri partiti.

Jean-Yves Le Gallou

Jean-Yves Le Gallou

C’è però un problema: pur “solidarista”, Stirbois è filosionista e filoatlantista. E infatti, seguendo lui, in questo periodo il Front national acquisisce una connotazione vagamente liberale (sia pur a partire da un liberalismo “nazionale” e non “apolide”) e tendenzialmente filoamericana, cosa che porta al definitivo allontanamento dell’ala nazionalrivoluzionaria. Già nel 1974, del resto, Le Pen denunciava l’eccessiva presenza dello Stato e vantava le lodi del libero mercato. Rispondendo a una domanda in una trasmissione televisiva dei primi anni ’80, Le Pen definiva “un onore” il fatto di ricevere la qualifica di “Ronald Reagan francese”. A questo corpus ideologico contribuiva anche l’influenza della corrente nazional-liberale del Club de l’Horloge di Bruno Mégret e Jean-Yves Le Gallou. L’infatuazione americana scemerà nel corso degli anni, fino a scomparire del tutto in seguito all’aggressione statunitense all’Iraq del 1991. (Continua…)

Adriano Scianca

 

I primi due capitoli sono leggibili qui e qui

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