LampedusaMentre continua la tragica conta degli immigrati inghiottiti dalle acque al largo di Lampedusa, gli eritrei sui social network riflettono sull’immane tragedia che ha colpito tanti loro connazionali.

In Italia il dibattito è monopolizzato dalle riflessioni politiche del ministro Kyenge e del presidente Napolitano.

Entrambi ritengono infatti che la colpa della strage debba essere individuata nelle modalità con le quali l’Italia cerca di regolamentare i flussi migratori.

La Kyenge crede che un’apertura delle frontiere indebolirebbe gli schiavisti che operano sulla sponda sud del Mediterraneo.

Gli eritrei, però, la pensano diversamente.

Nelle testate giornalistiche eritree e nei commenti sui social network gli eritrei non individuano nelle leggi italiane la cause delle stragi del mare.

La pagina Facebook “Eritrea” che raccoglie oltre 34 mila utenti di nazionalità eritrea, molti dei quali emigrati in Inghilterra e Stati Uniti, ne è un esempio.

Oltre alle frasi addolorate di circostanza, poste a commento dell’ennesima strage del mare, i gestori della pagina e gli utenti riservano innanzi tutto critiche durissime ai media internazionali.

La Cnn, la Bbc e altre emittenti internazionali avrebbero riferito che i morti a largo di Lampedusa fossero tutti di nazionalità eritrea.

Gli eritrei, gente orgogliosa che si è battuta per decenni contro i vicini etiopi per vedersi riconosciuta l’indipendenza, non ci stanno.

“Vogliono rovinare l’immagine dell’Eritrea indipendente, tra i morti vi erano anche somali, libici e fratelli di altre nazionalità”. La tesi è ripresa anche sulle agenzie governative di Asmara: “i media stranieri vogliono deliberatamente distruggere l’immagine dell’Eritrea”.

Ma oltre alle questioni sciovinistiche, gli utenti non hanno dubbi su chi siano i responsabili della strage: anglosassoni e scafisti.

I primi, con la loro insensata politica estera, soffocano la crescita del continente africano e di fatto ne impediscono lo sviluppo, i secondi invece sono considerati criminali senza scrupoli.

Gli editorialisti di alcune testate on-line eritree (raimoq.com e tesfanews.net) ritengono, infatti, che il disinteresse di Usa e Gb nei confronti del processo di pace tra Etiopia ed Eritrea sia la causa dell’esodo degli eritrei che vivono, a 20 anni dall’indipendenza, ancora in territori occupati dal nemico etiope, storico e fedelissimo alleato degli inglesi.

Non mancano, però, anche le critiche al governo di Asmara.

Corruzione endemica e presenza di gruppi armati in alcune aree del paese sarebbero le vere cause del fenomeno immigratorio che interessa l’ex colonia italiana.

“Dobbiamo alzare la testa e chiedere al nostro governo dei cambiamenti radicali: ridurre gli investimenti militari, rispetto dei diritti umani e riforma della costituzione”, questo è l’appello del popolo eritreo diffuso sui social media.

Negli interventi degli eritrei non vi sono tracce di accuse all’Italia e alla politica anti-immigrazione vigente nel Belpaese.

Le popolazioni dell’ex Africa orientale italiana sono ben consapevoli che il problema immigratorio può essere risolto solo con riforme che interessino i luoghi di partenza dei migranti e non quelli di arrivo.

 

Federico Depetris

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