SudafricaPretoria, 29 ott- Una parte della popolazione afrikaner del Sudafrica ha preparato un piano di evacuazione in caso dovesse morire l’ex presidente sudafricano, Nelson Mandela, che negli ultimi mesi è stato affetto da gravi problemi di salute.

La possibile scomparsa del leader dell’African National Congress potrebbe riaccendere i conflitti etnici, tra l’altro mai sopiti, in tutto il paese. Infatti dal 1994 ad oggi più di 3 mila agricoltori afrikaner sono stati assassinati per motivi razziali e si registrano molti casi di attacchi alle fattorie, furti d’auto, incendi alle proprietà, stupri e violenze nei confronti di donne e giovani.

Il movimento afrikaner Suidlanders ha creato una possibile operazione nazionale di evacuazione con più di 100 aree di sicurezza sparse nel paese, in molti sostengono la pre-pianificazione raccogliendo beni di prima necessità e medicinali.

Uno dei leader del movimento, Gustav Muller, ha sottolineato che “la morte di Nelson Mandela è uno scenario di rischio, perché è un’icona politica e la sua scomparsa potrebbe far di nuovo divampare la violenza”.

L’associazione Genocide Watch che controlla la situazione delle minoranze a rischio in tutto il mondo, conferma le preoccupazioni della comunità afrikaner stabilendo che le condizioni della minoranza bianca sono preoccupanti e che le violenze nei loro confronti siano già iniziate.

Sono circa 3 milioni gli afrikaner che vivono in Sudafrica, molti dei quali sono stati costretti ad emigrare in seguito al peggioramento della situazione economica del paese e per causa delle leggi discriminatorie del Black economic empowerment che hanno chiuso il mercato del lavoro agli afrikaner.

Nonostante il futuro post-Mandela sia un’incognita per la popolazione bianca del Sudafrica, due  piccole città, Kleinfontein e Orania, danno la speranza al popolo afrikaner.

Queste città rivendicano l’autodeterminazione, difendono l’identità, la cultura, la lingua e la religione degli afrikaner e promuovono lo sviluppo di un’economia locale che gli possa garantire l’autosufficienza. Queste due cittadine potrebbero dare l’esempio e far desistere il proprio popolo da improbabili “vie d’uscita”.

Guido Bruno 

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