Swedish flagStoccolma, 15 set – Alla vigilia erano accreditati dai sondaggi intorno al 6%, percentuale che, superando di poco il 5,7% ottenuto nel 2010, avrebbe comunque consentito loro l’ingresso in parlamento. Invece i Democratici Svedesi hanno superato il 10%, raddoppiando il risultato di quattro anni fa e passando da 20 a 49 deputati. I nazionalisti, che agli esordi nel 1998 non superarono lo 0,4%, diventano così la terza forza politica svedese.

Un risultato che spiazza sia la coalizione di centrosinistra guidata dal socialdemocratico Stefan Löfven, che ottiene il 44%, sia l’alleanza di centrodestra capeggiata dal premier uscente Fredrik Reinfledt, che si ferma al 39,3% dei consensi. Nessuno, stando ai primi dati diffusi alla chiusura delle urne, ottiene infatti una maggioranza qualificata. Si prospetta quindi un governo di minoranza che in quanto tale non è certo garanzia di stabilità e longevità.

I nazionalisti guidati da Jimmie Akesson risultano così decisivi e promettono battaglia in parlamento soprattutto riguardo la permanenza della Svezia all’interno dell’Unione Europea, giudicata negativamente, e il tema dell’immigrazione. Al parlamento Ue i Democratici Svedesi fanno parte del gruppo EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy Group), composto tra gli altri dal Movimento 5 Stelle e dal Partito per l’Indipendenza di Farage. I Democratici Svedesi promettono però di non opporsi aprioristicamente a tutto: “possiamo appoggiare proposte sia da destra che da sinistra. Dal campo socialdemocratico per esempio possiamo contribuire con decisione a rafforzare le indennità di disoccupazione”.

La Svezia pur non avendo subito la crisi come altri stati dell’Ue, non è più il paradiso del welfare che tutti gli analisti politici hanno osannato negli anni e riscontra infatti una crescente disoccupazione giovanile legata anche al flusso di extracomunitari, in costante aumento. Per Akesson, che respinge le accuse di xenofobia, la priorità è adottare “un welfare più sostenibile per gli svedesi ma anche per gli immigrati già integrati”.

Eugenio Palazzini

 

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