Tibet: la situazione con la Cina resta tesa

19378Dharamshala, 13 nov – Lunedì 4 novembre una delegazione parlamentare tibetana, guidata dal portavoce Penpa Tsering, ha incontrato la COR (EU Committee of the Regions) per discutere della tragica situazione in Tibet che ha portato 121 tibetani a darsi fuoco in segno di protesta per la pesante repressione del governo cinese mai scemata dai tempi della famosa rivolta di Lhasa. Agli incontri hanno partecipato diversi membri della European Economic and Social Committee (EESC) edalcuni rappresentati della European External Action Service (EEAS) tra cui il direttore per le politiche nell’Asiad ell’est Gerhard Sabathil.


La situazione emersa è tutt’altro che rosea. Il giorno prima sono infatti stati arrestati 17 tibetani della prefettura del Nagchu nella Regione Autonoma del Tibet èper aver richiesto la liberazione dello scrittore Tsultrim Gyaltsen e del suo amico Yougyal. I due sono stati infatti arrestati durante un raid notturno per attività separatiste e disturbo della stabilità sociale.

Questi arresti sono inquadrati in una serie di azioni repressive che il governo cinese sta mattendo in atto per indottrinare e “ri-educare” la popolazione in favore del Chinese Communist Party.

La situazione nella regione rimane tesa, il 6 ottobre la polizia ha aperto il fuoco sui dimostranti causando più di 60 feriti nella città di Dathang dove gli abitanti sono stati obbligati ad esporre la bandiera della Repubblica Popolare Cinese.

“Questi ultimi incidenti dimostrano che le autorità cinesi non hanno fatto nullo per evitare l’uso eccessivo della forza o per incrementare il rispetto dei diritti dei tibetani” ha affermato Corinna-Barbara Francis, ricercatrice per la China di Amnesty International – “La situazione rimane tesa in tutta la regione tibetana, le autorità cinesi continuano imperterrite a negare ogni basilare diritto umano dei tibetani. Questi trattamenti umilianti devono finire”.

 

Cesare Dragandana

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