Berlino, 13 ott – Era ormai nell’aria da giorni. Ora il temporale è arrivato. Frauke Petry, ormai ex presidente di Alternative für Deutschland (Afd), aveva clamorosamente annunciato la sua uscita dal partito sovranista il giorno dopo lo storico successo alle elezioni. La mossa era stata calcolata con anticipo e cinismo. Ormai isolata dal resto della dirigenza – che non aveva gradito la sua svolta moderata e ammiccante nei confronti dell’establishment – la Petry già qualche mese fa, come si è scoperto in seguito, aveva registrato un dominio internet che faceva chiaramente pensare a un nuovo partito.

Oggi, dunque, è arrivata l’ufficialità. La Petry ha rilasciato una lunga intervista all’Hannoversche Allgemeine Zeitung, in cui ha spiegato i motivi della sua scelta. Secondo lei l’Afd avrebbe preso una brutta piega, eccessivamente destrorsa, mentre quello che servirebbe è un nuovo “corso realpolitico”. Basta quindi con l’opposizione intransigente: c’è bisogno di un partito conservatore in grado di formare coalizioni con i partiti di centro-destra per poter così attuare il suo programma. L’idea della Petry è, in sostanza, una Csu estesa a livello nazionale (la Csu è la formazione “sorella” della Cdu, ma più conservatrice e presente solo in Baviera).

Tuttavia, il progetto della Petry non è proprio andato giù all’elettorato dell’Afd, il quale si sente evidentemente tradito e preso in giro: l’avevano votata per mandare in parlamento una rappresentante del partito, e ora si ritrovano una transfuga e apostata. Così la pagina facebook della Petry è stata inondata da commenti negativi e indignati: “traditrice”, “non sei credibile”, “ti devi vergognare” sono le frasi più gettonate, nonché le più benevole… In effetti, al momento solo pochi fidati hanno lasciato l’Afd per seguirla, e l’elettorato non sembra proprio aver gradito (per usare un eufemismo). Insomma, sembrano esserci tutti i presupposti per il lento ma inesorabile declino di colei che, in fondo, si era dimostrata una delle figure più brillanti del movimento.

Gabriele Costa

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