viktor-orbanBudapest, 17 ott – Vikton Orban non perde tempo. Non appena incassata la difucia dei suoi compagni di partito nel congresso generale appena concluso (che lo ha riconsacrato all’unanimità leader indiscusso del Fidesz – Unione Civica Ungherese) ha aperto la campagna per le elezioni del 2014 con un primo, importante lancio programmatico: nazionalizzare le società di distribuzione energetica (gas ed elettricità) privatizzatre negli anni novanta ed affidate a multinazionali straniere. Un’inversione di tendenza rispetto alla politica liberista di quasi tutti gli altri paesi europei. Ma non certo una novità per Orban, che fin dal gennaio scorso aveva imposto per decreto un taglio del 10% sulle bollette, e ne aveva previsto un altro di uguale entità per il 1 Novembre prossimo. Dal prossimo anno, quindi, il comparto strategico del dispacciamento energetico potrebbe tornare nelle mani del governo. Ma non solo: secondo il capogruppo parlamentare del Fidesz, Antal Rogan, il provvedimento dovrebbe evolvere in una legge costituzionale che tuteli anche nel futuro le risorse energetiche del paese.

La nazionalizzazione delle società energetiche non è il solo passo fatto dal governo di Orban verso l’accentramento dell’autorità dello Stato. Nel corso del suo secondo mandato, il leader magiaro ha operato la riforma della Banca Centrale Ungherese, riportata saldamente nelle mani dell’esecutivo, ed ha portato a termine un vigoroso piano di rientro del debito estero, annullando quasi completamente il debito contratto con il FMI. Per la fine dell’anno il governo ha annunciato che il debito estero sarà completamente sanato, contestualmente alla chiusura sul territorio ungherese di tutti gli uffici del Fondo Monterario Internazionale. Un progetto ambizioso e allo stesso tempo un forte segnale verso le istituzioni finanziarie internazionale. Che sembra appoggiato dai cittadini ungheresi, se è vero che ad oggi i sondaggi confermano il partito di Viktor Orban al 40% dei consensi, in ascesa. Nel frattempo il partito ha indetto una manifestazione a Budapest per il 23 Ottobre. Una prova di forza in vista della campagna elettorale alle porte.

 Francesco Benedetti

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