oct2013-screenshot.70_625075609Washington, 16 ott – Era responsabile di 450 missili balistici intercontinentali il generale statunitense Michael Carey, licenziato perché alcolizzato. A riportarlo è un articolo “bomba” di Fox News. Carey, pluridecorato veterano delle forze armate americane da 35 anni, reduce dalla guerra in Iraq e comandante della ventesima Air Force, verrà sostituito da Jack Weinstein, vicecomandante dell’Air Force Global Strike Command. «E’ davvero un peccato sollevare dall’incarico un ufficiale che si è distinto per 35 anni di lodevole servizio» ha dichiarato il generale James Kowalski, comandante dell’Air Force Global Strike Command.

La notizia a livello internazionale è passata quasi inosservata anche perché i comandi dell’esercito Usa tacciono sui dettagli della vicenda, trincerandosi dietro un vago “over conduct”, licenziamento cioè per mere questioni comportamentali. Sta di fatto che si è verificato nelle ultime settimane un vero e proprio terremoto interno al comando militare statunitense. Pur essendo rara la rimozione di ufficiali di alto rango nell’esercito Usa, un secondo caso ha interessato negli scorsi giorni il viceammiraglio della Marina, Tim Giardina, addirittura secondo in carica al Comando strategico statunitense. Niente abuso di alcol per lui, ma truffa nell’ambito del gioco d’azzardo. E’ stato accusato infatti di aver utilizzato nientemeno che fiches contraffatte in un casinò dell’Iowa.

In ogni caso a prendere queste decisioni è stato direttamente Barack Obama, poiché negli Usa soltanto il presidente in carica ha il potere di sollevare dall’incarico ufficiali a tre o quattro stelle.

Proprio nei giorni in cui gli Usa stanno tentando di giungere ad un accordo con l’Iran sul programma nucleare della Repubblica Islamica, l’azione diplomatica statunitense rischia di essere destabilizzata da scandali interni. Il presidente del Comitato per i servizi armati, il repubblicano Howard McKeon, ha dichiarato che è giunto il momento anche per gli Usa di «ridefinire la propria missione nucleare».

Eugenio Palazzini

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