rohaniTeheran, 17 ott – Il riavvicinamento delle scorse settimane tra Usa e Iran, segnato dalla storica telefonata tra il presidente americano Obama ed il successore di Mahmud Ahmadinejad, Hasan Rohani, sembra passare, gradualmente, alla fase operativa. A darne testimonianza la conferenza di Ginevra, in corso di svolgimento e che vede protagonisti i membri del 5+1 (Usa, Russia, Cina, Regno Unito e Francia più Germania) e una delegazione iraniana presieduta dal ministro degli Esteri Javad Zarif, il quale si è detto fiducioso sulla possibilità di trovare l’accordo su una road map da implementare in seguito ad un successivo incontro a livello ministeriale.

Nel corso della prima delle due giornate di colloqui iniziate ieri, infatti, la delegazione iraniana ha presentato un documento – significativamente titolatoUna fine delle crisi non-necessaria, un inizio di nuovi orizzonti” – accolto positivamente dal 5+1, i cui membri si sono detti “cautamente ottimisti” rispetto ad una presentazione durata circa un’ora e che ha consentito, secondo Micheal Mann, portavoce dell’Alto rappresentante della politica estera della Ue Catherine Ashton, “una discussione tecnica molto dettagliata”, pur se bisognosa di ulteriori approfondimenti.

Scettico come al solito il governo israeliano, che già aveva messo in guardia l’amministrazione americana sul “doppiogiochismo” dell’Iran e che, a maggior ragione, ora non vede per niente di buon occhio la prospettiva di un allentamento delle sanzioni, che il presidente Obama non ha escluso nel caso l’Iran faccia la sua parte.

Israele, però, fa sapere di non credere alle intenzioni pacifiche dell’Iran, dal momento che, “come è stato mostrato in molti paesi, dal Canada all’Indonesia, programmi pacifici non richiedono l’arricchimento di uranio o la produzione del plutonio”.

“Guardiamo alle discussioni di Ginevra sul nucleare con preoccupazione”, ha affermato il ministro israeliano degli Affari strategici Yuval Steinitz, “vediamo dei segnali inquietanti e non vogliamo che Ginevra 2013 si trasformi in Monaco 1938″.

Toni forti, dunque, da parte dello storico alleato americano, che ultimamente si fida poco dell’amministrazione statunitense e punta ad alimentare tensioni, pur potendo contare comunque su di un Congresso che, secondo quanto riferisce il “Guardian”, avrebbe ancora la capacità di condizionare le decisioni essendo “a sua volta è influenzato in parte dalla posizione di Israele”.

Quanto alla proposta iraniana, è abbastanza chiaro che essa non contiene nessuna prospettiva di rinuncia al nucleare ma la garanzia del suo uso per scopi civili attraverso lo stop all’arricchimento al 20%  – livello che non consentirebbe la produzione di armi – ed il consenso ad una maggiore supervisione internazionale. Il 5+1, da parte sua, pretenderebbe la riduzione del numero di centrifughe necessarie a lavorare l’uranio (attualmente diecimila) ed il trasferimento all’estero dell’uranio arricchito, eventualità esclusa dal viceministro Araghchi. Mentre ci sarebbe la disponibilità a sospendere le attività nella centrale sotterranea di Fordo e Natanz e di accettare visite a sorpresa degli osservatori internazionali.

L’Iran avrebbe inoltre proposto la creazione di un consorzio con altri paesi per arricchire l’uranio in Iran.

Emmanuel Raffaele

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