americanhistoyxWhashington, 27 ago – Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d’America, gli studenti bianchi sono una minoranza nelle scuole pubbliche. Ad oggi sono il 49,7% e, tra otto anni, saranno il 45,3. Solo quindici anni fa erano il 63,4%. In sostanza, gli Usa, si pongono come modello di riferimento per tutti quelli che, anche in Italia, aspirano alla “società meticcia”.

Negli Usa, dove esiste una legislazione ferrea sull’immigrazione, non c’è bisogno di costruire una società meticcia con teorie filo-immigratorie, perché esiste già. E i risultati sono questi: continui fenomeni di bullismo, studenti ghettizzati, disagio sociale. Secondo il Public Religion Research Institute, solo l’8% degli amici di un ragazzo nero sono bianchi, al contrario, i ragazzi bianchi hanno solo un 1% di amici neri. Inoltre nelle grandi metropoli americane, esistono casi di scuole in cui il 99% degli studenti non è bianco.

Qualcuno potrebbe dire: “Bisogna lottare per l’equità e l’uguaglianza, bisogna fare di più per combattere la discriminazione!”. Ma tutto ciò viene fatto da anni in America.

Tralasciando le deliranti teorie sulla “razza bianca”, appare evidente che, nonostante gli Stati Uniti attuino da decenni norme di ogni tipo per la lotta alla discriminazione razziale, i tanto agognati traguardi non si riescano a raggiungere. Bisognerebbe a questo punto chiedersi se questi traguardi siano effettivamente raggiungibili, e se questo modello sia davvero vincente.

Negli Usa, ad esempio, si sono spinte con forza le politiche dell’ affirmative action, la serie di norme che tende a limare ogni discriminazione, tramite l’inserimento di quote fisse di etnie in minoranza nelle scuole e nei posti di lavoro. Una cosa simile alle quote rosa.

Nel 2010, uno studio dell’Economist dimostrò che le aziende, che inserivano personale in base all’estrazione razziale, piuttosto che in base ad una selezione basata sul merito, erano penalizzate nel mercato e perdevano competitività.

Obama ha poi annunciato in pompa magna il Dream act, il provvedimento che concede ad alcuni immigrati, che rispondano a un determinato profilo, la cittadinanza americana. Il Dream act ha anche un portale on-line, in cui si dice che bisogna concedere assolutamente ai ragazzi immigrati, la possibilità di realizzare i loro sogni. “Dreamers”, i sognatori, li chiama il Presidente americano. Perché qui è tutto un sogno, è tutto un fare esperimenti sociali. Poi scopri che in quindici anni la scuola americana, già densa di problemi, è stata stravolta da dinamiche sociali divenute ingovernabili. E anche la popolazione del Paese ha risentito di questi atti: si calcola che nel 2043, continuando con questo trend, la popolazione bianca sarà in minoranza. Poi forse ci sarà un nuovo nuovo piano per tutelare la minoranza bianca, e si ricomincerà da capo.

Roberto Guiscardo

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