Vietnam: i figli dell'”Agente arancio”

vietnamHanoi, 14 mar- A distanza di 50 anni le conseguenze della guerra in Vietnam continuano ad affliggere la popolazione, specie nella sue fasce più deboli. A farne ancor oggi le conseguenze sono infatti perlopiù i bambini, vittime dei danni provocati dal famigerato “Agente arancio” usato in dosi massicce dalle forze di invasione statunitensi fra il 1962 e il 1971. L’operazione di defoliazione era chiamata in codice “Ranch hand”.

L’”Agente arancio” era allora un espediente utilizzato per disboscare rapidamente le zone di giungla in cui si nascondevano i guerriglieri comunisti, spesso inafferrabili per i Marines americani. Tale composto è stato rilasciato in forma liquida da centinaia di aerei in vastissime zone del sud del paese.


Miscuglio 1:1 di 2,4-D (acido-2,4-diclorofenossiacetico) e 2,4,5-T (acido-2,4,5-triclorofenossiacetico), si calcola che oltre un milione di persone, fra cui 150,000 bambini, sia o sia stato affetto da problematiche legate alla esposizione a questo allucinante cocktail. Compresi molti soldati americani in zona d’operazione.

Le patologie derivanti sono tante e tutte agghiaccianti. Cecità, mutismo, sordità, cancro, mancanza di arti, deformazioni, disturbi della psiche. Gli Stati Uniti si sono sempre trincerati dietro l’assunto per cui all’epoca non si prevedevano le conseguenze sul piano medico-sanitario, l’intento sarebbe stato solo quello di disboscare per individuare il nemico. Anche se già alla fine dell’intervento in Vietnam, tra i G.I. iniziavano a girare voci sugli effetti del defoliante.

Sarebbe però allora onesto, oggi, ammettere che l’”Agente arancio” di problematiche mediche ne ha comportate, e ne comporta, eccome. Eppure non una parola di rammarico, di scuse, o di solidarietà arriva da Washington per i tanti bambini malati o deformi che tutt’oggi nascono nelle zone il cui terreno è impregnato di questo letale veleno. Segnati dalla nascita, il loro destino è vivere per strada, o al meglio in un orfanotrofio, in una Nazione che è ancora ben lungi dal poter dirsi economicamente sviluppata.

Eppure il dottor James R. Clary, che ha lavorato in quegli anni per la Chemical Weapons Branch, non esita ad affermare che quando noi (gli scienziati militari) cominciammo il programma erbicida negli anni ’60, sapevamo del danno potenziale dovuto dalla contaminazione di diossina. Sapevamo anche che la formulazione “militare” aveva una concentrazione di diossina superiore a quella “civile”, a causa dei costi inferiori e della maggiore velocità di produzione. Tuttavia, visto che il materiale doveva essere usato sul “nemico”, nessuno di noi era troppo preoccupato. La diossina che l’”Agente arancio” poteva produrre a certe temperature era la TCDD. La stessa di Seveso. Moltiplicata per milioni di litri. Molte fra le aziende produttrici del diserbante (fra cui, inutile dirlo, spiccava la Monsanto), inviarono dei memoranda al governo americano per avvertirlo dei potenziali rischi per la salute. Invano.

Oggi gli Stati Uniti tentano di recuperare i rapporti con il Vietnam in funzione di contenimento della Cina. Sarebbe un gesto umile, e umano, ammettere i propri errori, se non le proprie colpe.

Valentino Tocci

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