Roma, 9 gen – Il mese orribile dell’Inter ha numeri chiari ma ragioni più misteriose. Dalla testa della classifica dopo la 15esima giornata, figlia del 5 a 0 sul Chievo a San Siro e della contemporanea sconfitta del Napoli a Torino con la Juventus; dal sogno scudetto ad un terzo posto 9 punti dietro al Napoli, 8 dalla Juve, ma qualificazione Champions nemmeno così sicura dopo la prima giornata di andata. Perché c’è una Lazio al quarto posto che spinge forte dopo i cinque gol rifilati in trasferta alla Spal. Strada facendo, l’Inter che, senza coppe e impegni internazionali, avrebbe potuto concentrarsi al meglio sul campionato e vincerlo, si è persa e Spalletti ha cominciato a perdere il self control d’inizio stagione. Non un bel segnale, perché perso di fronte alle domande della stampa sul tema che forse sottintende il vero senso di questo improvviso stop neroazzurro: la rosa corta e, è qualcosa più di un’impressione, il fatto che anche su questo mercato di riparazione non ci saranno investimenti di denaro ma solo tentativi di reperire giocatori in prestito. Troppo poco per provare a vincere lo scudetto sicuramente. Il dicembre nero è stato fatto di un lento calo fisico, culminato con l’imbarazzante inferiorità patita contro la Fiorentina ma anche di un inspiegabile calo di motivazioni e di voglia di fare come ha tuonato Icardi dopo il pari di Firenze: la chiarezza ma anche il fastidio del Capitano per aver perso il primato nella classifica dei capocannonieri superato da Immobile adesso a 20 gol dopo il poker con la Spal.

I PACCHI CINESI – Spalletti si è trovato con la coperta corta in difesa e perdendo la pazienza lo ha detto chiaramente nel post Fiorentina-Inter. Quello che invece ha chiesto solo privatamente ai suoi dirigenti è lo sforzo di poter prendere un trequartista o un attaccante esterno capace di far fare il salto di qualità alla squadra, arricchendola di soluzioni in fase offensiva dove è troppo Icardi-dipendente. Ma i segnali che arrivano dalla proprietà cinese non sono incoraggianti. L’obbiettivo Simone Verdi del Bologna, 25 milioni il cartellino, è inarrivabile e probabilmente sarà centrato dal Napoli dove Sarri sta spingendo per tornare ad allenare il suo pupillo avuto all’Empoli. L’alternativa dello spagnolo Deulofeu del Barcellona è un prestito oneroso con obbligo di riscatto che in questo momento non è una soluzione sostenibile per i cinesi. L’argentino Pastore ha ingaggio troppo alto per mr. Zhang e Ramires, prodotto di casa Suning, ha comunque un costo anche lui. Spalletti ha forse solo una piccola certezza per ora: l’arrivo in anticipo rispetto all’estate del difensore Bastoni, classe ’99 dall’Atalanta, già di proprietà neroazzurra.

Ma un dubbio, anche tra chi sta vicino al club interista, sorge spontaneo: se il gruppo Suning è così solido in patria e sul mercato internazionale, perché non investe sulla squadra? Per molti, i paletti del fair play finanziario (veri) e la stretta del governo cinese sull’uscita dei capitali (vera in parte ma non per tutti) sono la foglia di fico attraverso la quale mister Zhang nasconderebbe la volontà reale di non mettere molte risorse sull’Inter. Se il governo cinese ha ridimensionato i capitali in uscita e gli investimenti sul calcio dei vari imprenditori, perché allora il Guangzhou di Fabio Cannavaro è pronto ad investire 72 milioni per assicurarsi Aubameyang? D’altro canto però c’è anche la visione assolutoria da parte di chi segnala come il gruppo Suning, in un anno e mezzo abbia quantomeno cominciato a sistemare il bilancio dell’Inter, i conti, che erano impazziti sotto la gestione Thohir.

Per il momento però, in Italia e in Europa, le proprietà cinesi dei club calcistici lasciano almeno qualche perplessità per investimenti, risultati e trasparenza. Milan, Inter e Parma sono i club italiani in mano ai cinesi. Al 99,9% la Rossoneri Sport Investment Lux del Milan; al 70% Suning: il resto appartiene ancora a Thoihr e l’attuale proprietà fatica a liquidarlo. La Desports detiene invece il 60% del pacchetto azionario del club emiliano. Inghilterra e Spagna sono i Paesi europei con il più alto tasso di proprietà cinese nel calcio. West Bromwhich Albion, Birmingham City, Aston Villa, Wolverhampton, dove aveva allenato Zenga sotto il cappello del potente Jorge Mendes, Reading, Northampton Town, Southampton e Burnley in Inghilterra; Atletico Madrid, Espanyol, Real Oviedo, Granada, Fc Jumilla e Hoya Lorca in Spagna. Pacchetti azionari cinesi in varie percentuali più o meno elevate anche in Francia con Lione, Nizza, Sochaux e Auxerre. Ma, in generale, investimenti risicati per risultati deludenti. Per fare un esempio, il Wolverhampton, di proprietà di Fosun International del multimiliardario Guo Guanchang, undicesimo uomo più ricco di Cina ha investito sull’ultimo mercato estivo poco più di 25 milioni. Quasi una fotocopia di Suning all’Inter. Per questo, se non ci saranno sorprese, non c’è da aspettarsi molto dal viaggio di Walter Sabatini, il direttore tecnico del Gruppo cinese, a Pechino per chiedere l’extra budget sul mercato invernale. Forse, per il bene e l’attaccamento al calcio italiano, certi esempi come l’Atalanta a capitale tutto italiano sotto la guida virtuosa della famiglia Percassi, sarebbero esempi da cominciare a prendere in considerazione per evitare di ritrovassi con un pungo di mosche cinesi in mano.

Paolo Bargiggia

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