garibaldi-conduce-i-suoiRoma, 4 lug – E’ un giorno di festa il 4 luglio, per gli americani e per Beppe Grillo. Il comico genovese, dopo l’unione col partito della City di Farage, prenderà parte al ricevimento a Villa Taverna, organizzato nella residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma. Sarà una grande giornata indetta per celebrare l’Indipendence Day ovvero la Dichiarazione di Indipendenza che negli Stati Uniti viene commemorata ogni anno il 4 luglio. Tra vessilli pentastellati e bandiere a stelle e strisce, sotto la volta di un salottiero firmamento, i privilegiati astanti gusteranno il tacchino della libertà. E sarà tutto un cin cin decantando libere battute, liberi scambi e liberi commerci.

Eppure è curioso che proprio il 4 luglio un leader politico italiano che si scaglia contro i poteri forti si ritrovi a cincinnar con i rappresentanti della superpotenza mondiale.

Già, proprio il 4 luglio, data che segna la nascita di Giuseppe Garibaldi, che ci par di ricordare eroe della nostra di indipendenza. Esattamente il 4 luglio, quando nel 1849 ebbe fine l’effimera ma indelebile Repubblica romana, apripista dell’Italia unita nata sotto ben altre stelle, quelle di Mazzini e dello stesso eroe dei due mondi.

Una data cardine, il 4 luglio, per un’Italia che fu sfida diretta al dilagare individualista delle talassocrazie d’oltremanica e d’oltreoceano. In cinque mesi romani i nostri padri risorgimentali ribaltarono tutto, aprendo la strada alla rivoluzione dell’etica sulla morale, dello Stato sull’individuo non più concepito come una monade astratta, come un atomo scisso dal corpo sociale. Il singolo cittadino divenne una piccolissima parte della nazione, per la quale doveva sacrificare il proprio egoismo spicciolo.

Allo stesso modo l’uomo di governo non doveva governare per sé né per la maggioranza che lo aveva eletto ma, rappresentando l’intero popolo, agire al fine di perseguire il supremo interesse comune. Un sistema politico che quindi si contrapponeva di netto a quello concepito il 4 luglio 1776 a Philadelphia, dove l’Ego prevaleva sulla Res Publica.

Il politico Mazzini e il condottiero Garibaldi avevano in mente infatti una Repubblica che ruotasse attorno al concetto di dovere, da intendersi come antidoto contro i pericoli da una parte del fondamento individualistico dei diritti e dall’altra delle degenerazioni del collettivismo.

Si denunciavano i rischi sia dell’utilitarismo di Bentham sia del classismo marxista, ritenendo necessaria una collaborazione tra classi che evitasse prevaricazioni e assicurasse un miglioramento delle condizioni sociali per tutti i cittadini, a partire dall’aumento dei salari, dalla diminuzione delle ore lavorative nonché da un’educazione uniforme e gratuita.

In quest’ottica la libertà più che un diritto diveniva un dovere per l’individuo. Un dovere che andava interpretato quindi nel significato strettamente etimologico del termine, un dialogo,  dia logos,  tra persone che volontariamente perseguono interessi comuni.

E sarà proprio Mazzini in Dei doveri dell’uomo a scagliarsi contro il liberalismo individualistico, che non conosce nazione al di sopra degli individui, e non intende perciò la missione che spetta ai popoli, né il sacrificio a cui son tenuti i singoli.

Ma potrebbe bastare Giovanni Gentile a non farci scambiare le lucciole libertarie per le lanterne della libertà. Fu il grande filosofo italiano del secolo scorso in Che cos’è il fascismo ad analizzare magistralmente il pensiero mazziniano affermando che la patria richiede l’assoggettamento del particolare a un interesse generale e perenne. Ma per il materialista non c’è altro che l’individuo particolare con i suoi istinti, con l’attaccamento alla sua vita particolare. Mazzini sentì che questo materialismo, per lui sinonimo di individualismo, è indegno”.

Il 4 luglio per un italiano è questo, è la nascita di un suo eroe e la palingenesi di una rivoluzione nazionale. E’ un giorno da fenici risorgimentali, non da tacchini del Cincinnati.

Eugenio Palazzini

 

 

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