Roma, 8 dic – Il Comune di Ravenna ci ripensa, via la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. E sin qui nulla di strano, in questo periodo sono tanti i comuni italiani che, con singolare tempismo, hanno deciso di mettere mano a simili provvedimenti presi durante il regime, in assenza, evidentemente, di priorità più pressanti. La cosa assurda del caso di Ravenna, tuttavia, è che nella città romagnola il problema fu già affrontato nel 2014, con la decisione di mantenere la cittadinanza onoraria al Duce, con la bizzarra motivazione che essa avrebbe fatto da monito contro il fascismo.

Per la seconda volta in quattro anni, quindi, una città italiana si trova a discutere di Benito Mussolini in consiglio comunale. Quattro anni fa, persino Pd e Sel votarono per mantenere il Duce nell’albo d’Oro in cui fu iscritto nel 1923 dalla giunta monocolore del Pnf. Curiosa la motivazione: “Nel diritto romano esisteva una condanna – disse il rappresentante del Pd, Andrea Tarroni – la più cruda che si potesse attribuire a chi avesse amministrato la res publica, che si definiva damnatio memoriae. Comprendeva il fatto che ogni statua, monumento o documento che si richiamava al condannato dovesse venire distrutto per cancellarne la memoria. Parlando di Mussolini verrebbe la tentazione di applicare questa condanna. Ma noi non vogliamo cancellare la nefanda memoria del fascismo e quindi ci teniamo Mussolini”.

Ora, tuttavia, con l’aria che tira e con il nuovo antifascismo che ringalluzzisce la sinistra, quella decisione potrebbe essere rimessa in discussione. Il sindaco Michele De Pascale, infatti, ritiene che “con il clima di razzismo, antisemitismo, nostalgia del fascismo che sta dilagando nelle nostre comunità, come chiaramente recenti fatti di cronaca confermano, è necessario mandare messaggi chiari e inequivocabili”. D’accordo col Pd anche Anpi e i gruppi di Ravenna Antifascista. Si tornerà a discutere di Mussolini e del fascismo, quindi, a Ravenna. Ma davvero in questa città ci si annoia così tanto?

Giuliano Lebelli

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