Bolzano, Eva Klotz choc: “Piazza della Vittoria? Sarà piazza dell’Antifascismo”

vittoriaBolzano, 12 ago – Che gli indipendentisti tirolesi si balocchino con idee balzane e castelli in aria, come del resto già riportato su queste pagine, lo sapevamo. Ma che alla vigilia del centenario della vittoria nella Grande Guerra, la proposta sia di cambiare il nome della principale piazza di Bolzano, piazza della Vittoria appunto, in piazza dell’Antifascismo, sinceramente ci pare una boutade eccessiva.

Troppo poco, a parere del Sudtiroler Freiheit, che ha tenuto oggi una manifestazione in merito, la realizzazione di un percorso museale all’interno del monumento che spieghi le varie fasi della storia del Sudtirolo italiano. Per i seguaci della Klotz questo equivale ad un nascondere, ad un mettere “in cantina” le vicissitudini del Sudtirolo. Mentre invece rinominare la piazza rifacendosi ad un concetto che con la storia altoatesina è ben poco familiare è perfettamente sensato. A contestare pacificamente l’iniziativa solamente gli attivisti di Casapound Italia.

L’ansia di rinominare e re-etichettare tutto e tutti è una triste ed ottusa moda che recentemente ha purtroppo trovato qualche sparuto sostenitore, come già denunciato dal Primato Nazionale in relazione al caso di Ronchi dei Legionari. Detto fatto, l’idea è stata fatta propria dalla Klotz e compari, che oggi hanno lanciato la loro inopportuna trovata.

La Prima Guerra Mondiale fu il massacro bellico più grande del Novecento, con un numero di Caduti ineguagliato in qualsiasi altro conflitto. Basti pensare che l’Italia nel secondo conflitto mondiale ebbe perdite di circa la metà rispetto al numero di Caduti del ’15-’18 (600.000). Da questo conflitto nacque un’identità condivisa, l’aver sofferto e combattuto e vinto insieme, l’essersi ritrovati spalla a spalla i contadini delle regioni meridionali con i montanari delle vallate alpine, con gli operai e gli studenti dei grandi agglomerati urbani segnò profondamente il Paese, facendo percepire come compatrioti uomini che spesso non erano mai nemmeno usciti dal proprio Comune. Fu la lotta che sancì il compimento del Risorgimento quale lo avevano sognato nel secolo precedente i primi rivoluzionari.

Al di là delle analisi di tipo storiografico e militare, la Prima Guerra Mondiale resta uno dei pochi (purtroppo) momenti di storia condivisa dell’Italia, di memoria collettiva. Ecco perché è da augurarsi che la proposta della Klotz incontri solo sdegnati silenzi.

Volendo entrare nel merito, il collegamento tra l’antifascismo e la vittoria sull’Impero asburgico francamente ci sfugge, dal momento che, date alla mano, nel 1918 non esisteva ancora alcun movimento fascista nei cui confronti essere “anti”. E poi, se gli indipendentisti tirolesi avessero un minimo di memoria, farebbero meglio a lasciar stare gli orpelli dell’antifascismo, ché proprio non gli si confanno: è un dato di fatto che il nerbo delle cellule terroristiche altoatesine furono composte da ex (o nemmeno troppo ex) nazisti. Quindi, a meno di sconfessare le proprie origini storico-politiche, di cui la Klotz e soci vanno fin troppo fieri, farebbero meglio a cercare un’altra maschera sotto cui nascondere l’ennesima provocazione antitaliana.


Valentino Tocci

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