itabRoma, 10 feb – Oggi è il giorno del ricordo, la giornata che dovrebbe onorare la memoria dei nostri connazionali finiti nelle cavità carsiche per volontà del Maresciallo Tito, e degli esuli istriano-giuliano-dalmati che dalla ferocia delle truppe titine cercarono di scappare. Dovrebbe, perchè così non è. Nel paese che si divide su tutto ci si divide anche sulla memoria, su chi è giusto ricordare e chi è giusto snobbare e ad essere snobbati in questo caso sono delle persone uccise, in modo talvolta atroce, per la sola colpa di essere italiani. Ecco è questa la parolina magica: italiani.

Per genesi storica, dottrina politica e contingenze temporali la sinistra nostrana ha avuto sempre un rapporto complesso con con l’Italia e questo ha sempre impedito di arrivare alla tanta agognata “memoria condivisa”.

Per genesi storica perchè il comunismo nasce all’estero e viene applicato all’estero. Non c’è e non potrebbe esserci nel comunismo una componente figlia di qualsivoglia peculiarità nazionale; per dottrina politica perchè l’internazionalismo è un punto fermo dell’ideologia marxista. Anche se Lenin aveva messo in guardia da un “internazionalismo anti-nazionale” e lo stesso Stalin per toccare le corde più intime del suo popolo rilanciò l’epica della Grande Madre Russia, il comunismo è un’ideologia che oltre la divisione in classe non ammette altre divisioni; per contingenze temporali perchè sia prima sia dopo il fascismo il Pci fu costretto a vivere ai margini della politica nazionale e di conseguenza fu portata a prendere le parti del suo blocco anche a scapito della sua nazione.

Partendo da questo assunto possiamo scoprire il filo rosso che lega situazioni all’apparenza estranee e incomunicabili tra loro. Gli sputi sui soldati italiani che hanno combattuto la prima guerra mondiale, gli insulti alla stazione di Bologna agli esuli istriano-giuliano-dalmati, Pertini che bacia la bara di Tito, Letta che vuole vendere al Kuwait i nostri gioielli di Stato, il Pd che afferma che “morire per l’Italia” è roba da fascisti, i nostri due marò ancora prigionieri in India. Tutti questi avvenimenti hanno una matrice comune che da un secolo, con alterne fortune, serpeggia nel ventre della nazione: l’anti-italianità.

Andare contro gli interessi della propria nazione per motivi di ideologia politica (leggi comunismo) o per ideologia economica (leggi capitalismo) sembra essere il destino della sinistra italiana.

Rolando Mancini

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