dissesto idrogeologicoRoma, 21 nov – Fare «tutto il possibile in un territorio tanto fragile come il nostro». Così parlava, pochi giorni fa, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Del Rio, in visita alle zone alluvionate. Il dissesto idrogeologico lungo tutta la penisola diventa, di volta in volta, priorità assoluta per governatori e ministri di turno. A questo giro, i miliardi promessi sono almeno nove.

In che modo verranno impegnati, è tutto da vedersi. L’esempio di Parma offre un quadro esemplificativo e allo stesso tempo desolante: le casse di espansione sul torrente Baganza, che avrebbero evitato lo straripamento del corso d’acqua, hanno già beneficiato di un importante stanziamento di fondi pubblici a partire dal 2011, ma la realizzazione del progetto è bloccata da allora a causa di tutta una serie di ricorsi e contro ricorsi. Situazione analoga a Genova, Carrara e dovunque qualche goccia di pioggia più dell’ordinario costringe in ginocchio intere città.

Nell’impossibilità di risolvere i problemi a monte, vuoi per l’assenza di capacità, vuoi per la mancanza di una riforma complessiva che tocchi anche il mare magnum dei lavori pubblici, si fa strada allora l’idea di intervenire “a valle” del problema. E’ infatti allo studio del governo la possibilità di obbligare i residenti in zone dissestate a contrarre una polizza a protezione dai danni, diretti o indiretti, causati da intemperie, smottamenti ed anche terremoti. Superfluo sottolineare come, nelle località più a rischio, l’ammontare dei premi assicurativi non sarebbe indifferente. Secondo le prime simulazioni condotte da Libero, per un appartamento di 100 mq e con massimale di 100.000 euro di copertura, il proprietario dovrà versare a Genova oltre 400 euro l’anno, che diventano quasi 1.600 a L’Aquila.

Filippo Burla

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