soldatiRoma, 17 mar – Con che coraggio e con che coerenza si può pensare di fare la voce grossa sui marò quando si considerano caserme e soldati solo come un inutile fardello da mettere sul mercato per fare cassa e saziare gli appetiti degli strozzini europei? È quello che dovrebbe spiegarci il ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

Intervistata da Sky Tg24, il ministro ha spiegato non solo che sugli F35 “si può ripensare, si può ridurre, si può rivedere” (aggiungendo un inquietante “bisogna chiedersi: vogliamo un’aeronautica?”) ma anche che il suo dicastero è pronto a chiudere 385 caserme o presidi per poter poi rivendere gli immobili.

“Ripensare, ridurre, rivedere: queste – ha detto – sono le tre ‘r’ che applicheremo a tutte le spese. Passeremo da qui al 2024 da 190mila soldati complessivi a 150mila, e già nei prossimi anni arriveremo a 170mila. Chiuderemo 385 caserme e presidi. Entro un mese porterò il provvedimento in Cdm e attiverò una task force per le dismissioni. Noi stiamo passando da un effettivo di 190mila militari a 150mila da oggi al 2024 e poi ridurremo da 30mila a 20mila il personale civile della Difesa. Insieme a questo programma abbiamo deciso di chiudere 385 caserme e presidi militari. Non solo penso che qualcuno possa acquistarli ma per facilitare queste dismissioni ho intenzione di allestire una task force”.

La prima donna al ministero della Difesa verrà quindi ricordata come colei che ha liquidato il nostro esercito? Certo guardando il curriculum della Pinotti non c’è da restare sorpresi. Già esponente del Pci con venature clerical-scoutistiche, a Genova si ricordano la sua adesione ai “Blocchi non violenti” che si opposero negli anni Ottanta a una mostra di navi e armi a Genova, la vicinanza al guru pacifista ed ex capo scout, Sergio Tedeschi, nonché la partecipazione nel 2001, già deputato, al Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre o alle riunioni del Genova Social Forum.
A fronte di tutto ciò, sembra irrealistico e schizofrenico l’irrigidimento sul caso marò, a proposito del quale il ministro ha detto che “di errori nella vicenda ne sono stati fatti tanti. Latorre e Girone non possono essere giudicati in India, perché metterebbe in discussione lo status di tutti quei militari, e non parlo solo di quelli italiani, che partecipano alle missioni fuori dai propri confini. Per questo vogliamo internazionalizzare la vicenda. Quello che è accaduto ai nostri due marò, potrebbe capitare a qualsiasi altro militare di altri Paesi”. Marò a casa subito, quindi. Così, una volta rientrati, possiamo licenziarli in tutta tranquillità.

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