Roma, 11 Mar – Come nell’aria già da ieri, la Camera questa mattina ha bocciato gli emendamenti che prevedevano la cosiddette quote rosa nelle legge elettorale (del perché siano sbagliate, il Primato parla diffusamente qui), altrimenti denominate in modo altisonante “norme per la parità di genere“.

pdbiancoEssi in particolare prevedevano rispettivamente che non ci potessero essere due candidati dello stesso sesso in sequenza, e che nessuno dei due sessi potesse essere rappresentato in misura superiore al 50% per i capilista. Ad affondare gli emendamenti, dopo che l’aula ha votato a favore del voto segreto, anche da una sessantina almeno tra i deputati del PD. I voti favorevoli al secondo degli emendamenti sono stati infatti 214, 65 in meno rispetto ai 279 deputati del PD. 223 invece i voti favorevoli al primo, e anche qui mancano all’appello almeno 56 piddini.

Facile prevedere che siano franchi tiratori di sesso maschile, e allo stesso tempo non stupisce che le deputate si siano infuriate lasciando l’aula per esprimere lo sdegno per poi successivamente autoconvocarsi presso l’aula Enrico Berlinguer per pianificare una possibile controffensiva. Seguendo la massima andreottiana sul pensar male, è infatti normale immaginare che le piddine, più che ai diritti delle donne in generale, siano interessate alla riconferma del proprio scranno. Più saranno i posti da riservare alle donne, infatti, e più aumenteranno le loro probabilità di essere riconfermate. Facendo diminuire quelle degli uomini, che nel segreto dell’urna hanno anch’essi votato per i loro interessi personali bocciando l’emendamento.

Più parità di genere di così…

Cristiano Coccanari

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