CasaPound a Novate: il centrodestra segue il modello Ponzio Pilato

novateMilano, 18 feb – Se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee può sempre far approvare un ordine del giorno sulla memoria condivisa. Nell’evoluzione della destra del terzo millennio, la più nota massima di Ezra Pound viene stravolta per far posto alla sensibilità di Ponzio Pilato.

Ci riferiamo ai noti fatti di Novate Milanese, comune di circa 20.000 abitanti della provincia di Milano, posto a circa 8 km dal centro del capoluogo. Qui Angela De Rosa, candidata sindaco del Pdl alle amministrative nel 2009, vinte dal centrosinistra, ed ex assessore alla pubblica istruzione, cultura e politiche giovanili, ha deciso di passare nelle file di CasaPound Italia e di fondare quindi il primo gruppo consiliare di Cpi in Italia.

La notizia ha da subito assunto rilievo nazionale, con centri sociali, Anpi, Pd e grande stampa uniti nel denunciare lo scandalo. La prima seduta del consiglio comunale è stata rimandata: l’irruzione in aula di un centinaio di estremisti ha infatti reso impossibile, per De Rosa, pronunciare il suo discorso.

Ieri sera ci si è riprovato. Solo che stavolta l’estrema sinistra locale è stata battuta sul tempo dai militanti di Cpi, arrivati per primi in aula consigliare per difendere il diritto di De Rosa di prendere la parola. L’arrivo degli antagonisti ha surriscaldato gli animi. Alla fine il consiglio si è svolto regolarmente, senza consentire l’accesso al pubblico intervenuto, con i due fronti a contendersi la piazza, senza che tuttavia ci fosse alcun contatto.

Interessante leggere i testi degli ordini del giorno. In quello firmato da Pd, Idv e una lista civica si fa notare che, “nonostante non vi siano a livello regolamentare cause ostative alla costituzione di tale gruppo da parte della consigliera De Rosa”, l’assetto democratico del Paese sarebbe messo a repentaglio dal fatto che “Casa Pound Italia si caratterizza per principi politici e programmi di governo antitetici con lo spirito e i contenuti della Costituzione repubblicana”. Inoltre, “Casa Pound Italia si pone in contrasto con la cultura antifascista del nostro Paese, nato dal contributo di idee e dal sacrificio della vita di tanti partigiani di ogni fede politica, uniti nella lotta di Liberazione dal nazifascismo”.

Non solo: con supremo sprezzo del ridicolo, si fa notare che “appare deprecabile che componenti eletti negli organi istituzionali democratici abbraccino idee e progetti distanti dai principi della Costituzione repubblicana, senza peraltro che tali decisioni siano in esito a un percorso di consenso elettorale” e si “riprova la decisione della consigliera Angela De Rosa di costituire tale gruppo consiliare senza che tale atto sia determinato da un legittimo consenso elettorale”. Insomma, lo stesso partito che ha sostenuto gli ultimi tre governi usciti fuori da alchimie di palazzo e senza alcun mandato popolare si preoccupa della legittimazione di Cpi a Novate Milanese. Renzi può, De Rosa non può. Monti va bene, De Rosa no.

Per difendere l’indifendibile si toccano punti di straordinaria ironia involontaria, come quando si deplora che De Rosa “sia stata candidato sindaco della compagine di centrodestra alle ultime elezioni amministrative, dove trovano primariamente posto i valori della libertà individuale e di uno Stato non invasivo” e che quindi si porrebbe “in netto contrasto con le forze, politiche e civiche, e i cittadini che l’avevano sostenuta”. Per attaccare CasaPound, insomma, il Pd trasforma ora il Pdl in una civile e rispettabile forza liberale. I difensori della Costituzione, inoltre, sembrano misconoscere il divieto di mandato imperativo, uno dei cardini della democrazia rappresentativa ben espresso dalla Carta stessa (“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, art. 67).

Facile per la diretta interessata smontare le accuse: “La questione della mia legittimazione rispetto al voto popolare – spiega Angela De Rosa al Primato nazionale – è surreale quando, rispetto al giorno delle elezioni, sono tre i gruppi consiliari che hanno cambiato nome. Ma, soprattutto, è assurdo sollevare questa problematica a Novate Milanese quando il Pd, su scala nazionale, sta dimostrando ampiamente la sua scarsa considerazione per la legittimazione popolare”. De Rosa rifiuta anche le accuse di incostituzionalità mosse contro CasaPound: “In consiglio – dice – ho spiegato che l’antifascismo è un valore di parte e che non è riconosciuto dalla Costituzione, in cui infatti non è nominato. Quanto alle illazioni di rito sul presunto carattere omofobo e razzista di Cpi, ho invitato i miei colleghi a leggere il programma del movimento, che sui punti in oggetto è molto chiaro”.

PilatoMa a far discutere è anche l’altro ordine del giorno, quello presentato da Forza Italia insieme a Lega Nord, Udc e Fratelli d’Italia, in cui, oltre a richiamare del tutto pretestuosamente i decreti che stabiliscono le ricorrenze della Giornata della Memoria e di quella del Ricordo, si puntualizza che “la memoria delle immani tragedie inflitte dai totalitarismi nel corso del ‘900 non può prestarsi a strumentalizzazioni di parte, ma appartiene al patrimonio culturale e morale di tutto il popolo italiano” e si afferma che il Comune di Novate “deplora ogni forma di strumentalizzazione di parte della memoria storica; esprime profonda preoccupazione per tutti i soggetti politici che si identifichino in valori antitetici ai principi costituzionali; ribadisce la piena adesione ai principi espressi e contenuti nella Carta Costituente”.

Una soluzione cerchiobottista quando, anziché discutere di Olocausto e foibe, di grandi principi del diritto e impegnativi concetti filosofici, bisognava semplicemente affermare il diritto di un gruppo consigliare regolarmente costituito di potersi liberamente esprimere. Cosa che, va detto, i consiglieri di Forza Italia e Lega hanno comunque fatto nel loro intervento, a differenza dei rappresentanti di Fratelli d’Italia che hanno preferito non intervenire.

Sarà pure vero che moriremo tutti democristiani, ma alcuni si sono preparati con troppo anticipo, a quanto pare.

Giuliano Lebelli


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