Susanna Camusso alle prese con i grattacapi creati da Fiom e dalla totale incapacità di difendere il lavoro in Italia

Milano, 16 feb – Schiaffoni, spintoni e  pugni: si è scatenata una vera rissa, tra i delegati della Cgil e una decina di esponenti della Fiom, durante l’incontro dal titolo “Estendere gli accordi su democrazia e rappresentanza a tutti i luoghi di lavoro” dove era peraltro presente Susanna Camusso. Il motivo: non invitati i rappresentanti della Fiom, guidati da Giorgio Cremaschi hanno fatto irruzione perchè volevano intervenire all’incontro con un loro rappresentante,  ma la Cgil si è opposta ed è finita con la violenza fisica.

Susanna  Camusso non ha fatto nulla per dar voce a quelli della Fiom, i quali  hanno annunciato tramite Cremaschi di procedere con una denuncia alla Procura della Repubblica per la violenza subita.

Al di là di questo raccapricciante episodio, che la dice lunga sulla condizione in cui versa il più grande sindacato italiano – e vista più in generale, sullo strappo politico che si sta consumando a sinistra tra i massimalisti da un lato, legati ad un’ideologia, e la larga base dall’altra, ancorata alla deriva liberista del Pd – ciò che sconcerta è la totale ignavia e leggerezza con cui i vertici di Cgil stanno affrontando la dissoluzione delle realtà produttive e industriali del paese.

L’ultima in ordine di tempo è legata ad altri 200 lavoratori della Memc-SunEdison, azienda leader mondiale nel settore del silicio, che ha deciso di delocalizzare la produzione in Arabia Saudita. Sulla scia del caso Electrolux anche in questo caso si era inizialmente chiesto ai lavoratori di decurtare una parte dello stipendio pena l’obbligo di abbattere i costi traslocando la filiera produttiva.

Ricatti, ai danni di chi lavora, che appaiono sempre più diffusi e affrancati da qualsivoglia controllo da parte delle istituzioni. Ma ciò che più irrita è l’atteggiamento di Susanna Camusso, tra il chi vorrebbe ma non può, o per meglio inquadrare la situazione, la più canonica delle attitudini che la Cgil ha da sempre mostrato tutte le volte che il Pd, e tutte le sue precedenti incarnazioni, era alla guida del governo: vietato disturbare il manovratore.

Eppure di carne al fuoco per portare in piazza centinaia di migliaia di persone ce n’è in abbondanza di questi tempi. Il quasi prossimo presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha più volte fatto capire di voler mettere mani, pesantemente, nel mondo del lavoro, anche cancellando l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. In Cgil, a parte qualche isolata critica, e a parte l’ala più massimalista, tutto sembra apparire placido e calmo. Manca una visione d’insieme, cosa che del resto pervade tutta la sinistra italiana da sempre, ma manca soprattutto una profonda e meditata critica all’attuale modello economico. Si avverte l’assenza di giudizio su quei meccanismi che stanno portando l’Italia alla deindustrializzazione e alla conseguente miseria salariale. E allo stato attuale sono 160 le crisi aziendali aperte di cui nessuno si sta occupando fattivamente.

Susanna Camusso dietro l’atteggiamento a volte sornione, nasconde l’eterno ruolo di mediatore per conto di una sola parte politica e questo è una delle principali cause per le quali il primo sindacato italiano abbia perso iscritti e credibilità negli ultimi lustri. La Cgil, in sostanza, è come un esercito di riserva da mostrare in piazza in occasione delle feste comandate o per fare pressione nei confronti dei precedenti governi berlusconiani, ma assolutamente incapace di dare dignità a chi produce ricchezza con il sudore della propria fronte.

Giuseppe Maneggio

 

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