lorenzettiRoma, 19 nov – L’ex presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti è stata condannata a otto mesi di reclusione dal tribunale di Perugia con l’accusa di falso ideologico, in relazione a una delibera di Giunta del marzo 2010 che autorizzava alcune Asl ad assumere personale. Assolta invece “perché il fatto non sussiste” dal reato di abuso (contestato all’assunzione presso l’Asl di Foligno dell’allora suo capo di gabinetto Sandra Santoni). Condannati a 8 mesi e 15 giorni l’ex assessore alla Sanità Maurizio Rosi e l’ex direttore generale del settore Paolo Di Loreto. Anche loro assolti dall’abuso. Per tutti le pene sono state sospese.

Maria Rita Lorenzetti, laureata in filosofia e attiva in politica dal 1975 con il Pci, è stata presidente della Regione Umbria per due legislature. Precluso per legge il terzo mandato, nel 2010 è stata nominata presidente di Italferr, la società di ingegneria del gruppo Ferrovie dello Stato.  A settembre dello scorso anno gli venne notificata un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nella sua casa di Foligno nell’ambito dell’inchiesta sul nodo fiorentino dell’alta velocità. Secondo l’accusa, Lorenzetti si sarebbe data da fare per ottenere vantaggi in favore del marito nella ricostruzione dell’Emilia colpita dal terremoto, in un “articolato sistema corruttivo”.

I tre vertici della politica regionale sanitaria sono stati condannati per il reato di falso, perché, deducendo il ragionamento dei giudici che diventerà chiaro solo con le motivazioni depositate nei prossimi 90 giorni, dovrebbero essere stati ritenuti i responsabili dell’inserimento nelle delibere di richieste delle Asl pervenute successivamente alla data delle delibera stessa, in cui era già stata decisa l’approvazione di dette richieste. Per i giudici dunque, le delibere che i pm hanno chiamato «gusci vuoti» non sembrerebbero tali, ma non sarebbero neanche del tutto corrette nel loro iter.

«Sono arrabbiata, non mi aspettavo questa condanna» dichiara Maria Rita Lorenzetti all’uscita dal tribunale dopo aver aspettato quasi otto ore una sentenza per cui «farò subito ricorso in appello». L’ex presidente della Regione Umbria, che in attesa del verdetto ha dispensato battute e sorrisi per distendere gli animi, non trattiene più le lacrime. Lei che è convinta di avere fatto solo del bene, una condanna sul suo operato di presidente della Regione proprio non la accetta. «Se poi pensiamo com’è andata per il resto della sentenza» aggiunge. L’amarezza è parecchia. I legali si lanciano in frasi in cui la «soddisfazione» la fa da padrona, ma il volto della “Zarina”, racconta una verità diversa: «non ci hanno creduto», mormora fuori dal tribunale mentre avvocati e assistiti cercano di interpretare la condanna, «ma glielo faremo capire che noi le richieste le sapevamo da prima anche se non erano arrivate ancora formalmente».

Saverio Andreani

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