Matteo SalviniRoma, 18 mag – Salvini se lo merita. Si merita gli insulti, la mancanza di agibilità politica, gli sputi, le aggressioni, le sassate, le uova. Salvini non ha diritto di parola, forse non ha diritto di esistenza. Salvini deve tacere. Salvini va pestato. L’aggressione a Salvini non è reato, è un gesto costituzionale e sinceramente democratico”.

Ecco, il retropensiero della buona società è questo. Qualcuno ha il coraggio di dirlo apertamente, di inneggiare pubblicamente alla spedizione punitiva antirazzista. Altri la prendono più alla larga, con macchinosi ragionamenti sul sacrosanto diritto di Salvini a fare politica, “ma anche” sul diritto ad assaltarne i comizi.

I centri sociali, al solito, hanno il pregio della schiettezza. La loro concezione della democrazia è nota: rivendicano apertamente il diritto di far tacere con la violenza il nemico politico. Ma dire “i centri sociali” vuol dire tutto e niente e mai etichetta fu più sputtanata. Quel che c’è da sapere è che i devastatori in tuta nera hanno protettori nei giornali, nei partiti, nei sindacati, nella società civile, nell’intellighenzia, nelle istituzioni. Gente che ne giustifica in ogni modo i raid.

Sul sito di uno dei più venduti quotidiani italiani, per esempio, quello del Il Fatto quotidiano, possiamo leggere un articolo che vorrebbe essere spiritoso e indignato allo stesso tempo, scritto da tale Veronica Gentili. Leggiamo la prosa di questa mente illuminata: “Quello che Salvini non ha capito è che chi lo contesta non sono solo i centri sociali, ‘quei covi di delinquenti che Alfano dovrebbe chiudere’, ma tutti coloro che il suo populismo xenofobo ha fatto risorgere dalla post ideologia, risvegliando pulsioni d’integrazione, accoglienza e solidarietà che sembravano ormai addormentate”. Uno spontaneo moto di buoni sentimenti, insomma. Macché sassate, erano “pulsioni d’integrazione”.

Il sito di “giornalismo partecipativo” (in realtà sono i soliti tromboni) Gli Stati Generali elogia il teppismo anti-Salvini in ben due articoli. Prima Carlo Maria Miele si chiede “se tutto questo dispiego di uomini e di denaro sia legittimo. Se i costi di una campagna elettorale puntata scientemente sull’istigazione all’odio per rom e immigrati, fondata su parole d’ordine pericolosamente razziste, vada scaricato sulla collettività”. Ovviamente poco dopo si ribadisce “il sacrosanto diritto di manifestare”. Certo, come no. Legittimo e giustifico chi ti vuole linciare, chiedo apertamente che lo Stato non ti protegga, ma poi per carità, chi ti impedisce di dire la tua?

Sullo stesso sito, Michele Fusco, dopo una serie di circonvolute elucubrazioni sulla libertà, argomenta: “Non si deve garantire la sicurezza a chicchessia, e dunque neppure a Salvini, quando la radice di un’iniziativa deriva in maniera sin troppo smaccata dalla provocazione, perché in questi casi la Questura ha l’obbligo di negare i permessi”.

Non troppo solidale con il collega politico neanche Enrico Rossi, presidente uscente della Regione Toscana e candidato alla rielezione, secondo cui “Salvini è un provocatore, è un incendiario, cerca la provocazione volutamente. Propone soluzioni assurde a problemi reali. Attizza l’odio e la violenza”. Poi, bontà sua, afferma che “ha diritto di parlare”.

Anche la senatrice di Sel Alessia Petraglia ricorre alla strategia del “ma anche”: “Ancora una volta Salvini riesce a far notizia per gli scontri e per le sue continue provocazioni. La violenza è da condannare senza esitazione, ma non meno gravi sono i temi che ogni giorno la Lega agita parlando agli istinti più bassi delle persone, svilendo questioni importanti e facendo della xenofobia il proprio marchio di fabbrica. Siamo rammaricati per gli incidenti e facciamo gli auguri di pronta guarigione ai manifestanti feriti”.

Giorgio Nigra

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