BOLDRINI SI INSEDIA, 'ORA LA CAMERA SIA LA CASA DEGLI ULTIMI'“Per capire il fenomeno dell’immigrazione, noi dobbiamo capire la causa della grande fuga. Noi con le uniche misure repressive non risolveremo mai questo problema. E’ illusorio pensare che chi non ha nulla da perdere, perché scappa da violazioni dei diritti umani, possa scoraggiarsi di fronte a misure di contrasto più dure”. Parola del presidente della Camera Laura Boldrini, in visita a Lamedusa. Parole di un’ovvietà sconcertante che quasi disarmano anche il più acerrimo dei critici, difficile non essere d’accordo.

Ma poi, svanito l’effetto del pianto matrigno che commuove, basta poco per svelare il significato profondo dell’intervento. Parrebbe ovvio che “capire la causa della grande fuga” per intervenire nei “paesi che violano i diritti umani” voglia dire fare in modo che certi paesi possano conoscere una stabilità e un’autonomia politica tali che possano fare in modo che non vi escano più flussi di migliaia di diseredati che scappano in situazioni talmente disperate da mettersi in mano a schiavisti e scafisti senza scrupoli che di professione mangiano sulle loro vite.

Peccato che poi uno, dopo le parole, si vada a informare sulla provenienza di questi schiavi. A Lampedusa le centinaia di uomini, donne e bambini sacrificati sull’altare del nuovo mondo venivano dal Corno d’Africa, dalla Libia e dalla Siria.

In Libia c’era stato un tentativo di accordo con l’Italia sulla politica dell’immigrazione, ma poi tutto è finito perché da due anni è arrivata la democrazia, con la primavera araba e le missioni internazionali, quelle che avrebbero dovuto ripristinare i diritti umani, proprio ciò che ha invocato Laura Boldrini.

Il Corno d’Africa, altra ex colonia che ancora oggi è snodo geopolitico fondamentale tra l’oceano Indiano e il mar Rosso nonché porta da e verso il canale di Suez e quindi il Mediterraneo, dal 1991 non conosce che guerre fratricide, guerre etniche e guerre religiose, ma soprattutto dal 1991 conosce ondate su ondate di missioni internazionali e missioni Onu, dall’AMISOM all’UNOVER. E da due anni, dall’inizio delle primavere arabe decise a Londra, proprio a Londra si è deciso di rafforzare queste missioni internazionali. E da due anni i flussi migratori di somali, eritrei ed etiopi non fanno che aumentare.

La Siria infine, il nuovo obiettivo internazionale per l’esportazione della democrazia, dove sempre da due anni una guerra santa combattuta da mercenari stranieri finanziati dalle potenze occidentali e dagli sceicchi del petrolio in nome della libertà contro “un regime che viola i diritti umani” non fa altro che alimentare il flusso di diseredati e disperati che fugge verso “i paesi della libertà”.

Possibile che il presidente della Camera non lo sappia e abbia richiesto interventi internazionali proprio dove gli interventi già sono stati massicci? Difficile. Più probabile che le sue parole non siano neanche così criptiche richieste di aumentare gli sforzi. Sforzi che uniti alla richiesta di eliminare le “misure repressive” non sono altro che un appello a sviluppare, alimentare e crescere il grande flusso, il mercato degli schiavi, la richiesta di corpi.

Carlomanno Adinolfi

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Adriano Scianca
Giornalista e scrittore, classe 1980. È laureato in Filosofia presso l'università La Sapienza di Roma ed è giornalista iscritto all'Ordine dei professionisti. Ha collaborato con i quotidiani Libero e Il Foglio e lavorato nella redazione del Secolo d’Italia. Scrive abitualmente per il quotidiano La Verità. Ha scritto i saggi Riprendersi tutto, tradotto anche in francese, Ezra fa surf, L'identità sacra e Contro l'eroticamente corretto. È responsabile nazionale della cultura per CasaPound Italia.

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