rifugiatiRoma, 13 dic – Leggete queste parole: “Tutti sappiamo da dove nasce la povertà e quanto l’economia mondiale abbia creato popoli di cittadini e popoli di ‘non – uomini’”… “un partito che ha a cuore le sorti dell’umanità, persone che credono nei valori dell’integrazione, dell’accoglienza”… “nessuno si può chiamare fuori”…

Quante volte abbiamo sentito questi toni, questo linguaggio? Sapete chi sta parlando? Di Luca Odevaine, presidente della Fondazione integra/Azione oggi in carcere per corruzione e associazione mafiosa, e Rossana Calistri, direttrice della stessa fondazione oggi ai domiciliari per rivelazione di segreto e turbativa d’asta.

Il 18 settembre scorso, secondo quanto riportato da Repubblica, i due prendevano carta e penna per scrivere al presidente del Consiglio Matteo Renzi per chiedere maggiore impegno del governo nell’affrontare quella stessa emergenza su cui le cooperative, le fondazioni, i politici “buoni” e i nuovi moralisti poi intascavano fior di quattrini.

“Da molti anni – si legge nella lettera – ci poniamo domande su quali possano essere le azioni necessarie per affrontare quella che l’Osservatore Romano ha definito, in questa terribile estate del 2014, una ecatombe senza fine. Le missioni come ‘Frontex’ e ‘Mare Nostrum’ non hanno dato i risultati sperati, il Mediterraneo ha rubato molte generazioni arabe e africane. Lei, presidente, rappresenta un partito che ha a cuore le sorti dell’umanità, persone che credono nei valori dell’integrazione, dell’accoglienza. Tutti sappiamo da dove nasce la povertà e quanto l’economia mondiale abbia creato popoli di cittadini e popoli di ‘non – uomini’”.

Lodando l’iniziativa che ha portato da 3.000 a 20.000 “i posti destinati allo Sprar”, il sistema di protezione per richiedenti asilo, Odevaine e Calistri lanciano poi l’allarme sull’invasione (sia detto per inciso: ecco chi faceva l’allarmista e soffiava veramente sul fuoco): “Tutto ciò, presidente Renzi, potrebbe funzionare in tempi di pace, con flussi migratori controllabili. Oggi la situazione non è tale da poter pianificare accoglienza e integrazione in modo razionale. I numeri di questa emergenza stravolgono qualsiasi possibilità di pianificazione. E’ fondamentale trovare una sintesi tra emergenza e pianificazione. Per fare ciò è indispensabile che ognuno faccia la propria parte: le Regioni adeguando le strutture sanitarie, gli enti locali affrontando le politiche sociali, che l’impatto numerico di migranti sul territorio stressano profondamente rischiando di creare sempre di più conflitti sociali insanabili, le forze politiche, il Terzo settore. Nessuno si può chiamare fuori”.

Ecco come: “Al governo spetta la responsabilità di sostenere in maniera strutturale il piano immigrazione. Prima di tutto potenziando e agevolando il lavoro delle commissioni per il riconoscimento dello status di rifugiato”. In un’intercettazione Odevaine rivelerà: “Presidente della commissione del Viminale sono io… La gara è finita”.  

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