“Cruciale la vittoria in Veneto, da oggi Salvini è davvero l’altro Matteo”

all'armiRoma, 1 giu – Matteo Salvini è ufficialmente il leader che esce vincitore da queste elezioni. Già, ma leader di cosa? Del centrodestra o di qualcosa d’altro? Ne abbiamo parlato con Antonio Rapisarda, autore di All’armi siam leghisti.

Qual è il dato politico principale che emerge da questa tornata elettorale?

Il dato è che oggi Salvini ha legittimato il fatto di essere “l’altro Matteo”. Non si tratta soltanto di una banalizzazione giornalistica: la Lega è un partito radicato, radicale, ma anche governista. Quella di Salvini è quindi una opposizione di lotta e di governo, che non ha l’ansia da normalizzazione come in passato ha avuto per esempio avuto An… 

Particolarmente cruciale si presentava la battaglia in Veneto. Vincere o perdere lì poteva voler dire la vita o la morte del progetto salviniano…

Battaglia stravinta sotto ogni punto di vista, direi, e non solo per l’assoluta incapacità della Moretti. In più Salvini ha vinto anche il referendum su di sé. Tosi al quarto posto è un segnale importante, e anche Forza Italia è stata ininfluente, Zaia avrebbe vinto comunque. Del resto quella in Veneto era una battaglia politica di civiltà, i piccoli produttori veneti sono veramente l’ossatura economica della nazione. Salvini questa battaglia l’ha stravinta.

La campagna veneta di Salvini è importante anche dal punto di vista del messaggio politico e ideologico, giusto?

Certo. Salvini in Veneto ha mostrato chiaramente la sua evoluzione verso posizioni sovraniste. Ha continuamente parlato di Italia, è stato sul Piave a ricordare la Grande guerra. Ha ribadito le ragioni del federalismo all’interno del contenitore Italia. Sono intuizioni che funzionano, e infatti non c’è stato voto in uscita, l’identitarismo veneto fuori dal salvinismo non ha avuto spazio. 


Ora per Salvini si aprono diversi scenari. Che fare? Non c’è il rischio di cambiare tutto per non cambiare nulla e ritrovarsi nel solito carrozzone neo-democristiano?

Il rischio dell’armata Brancaleone c’è. Di certo ora Salvini ha il ruolo del federatore, quello che Berlusconi non può più incarnare. L’idea di proporre le primarie sul programma mi sembra intelligente.

Di sicuro quella che esce sconfitta è l’opzione “moderata”.

L’Italia è un Paese populista. Il populsimo, da noi, è trasversale alla società. Anche Renzi, a suo modo, è populista e quando ha smesso di esserlo è tornato sulle percentuali di Bersani. Oggi l’Italia è una nazione apertamente eurocritica. È il dato da cui deve partire chiunque voglia interloquire con Salvini, dato che Salvini è stato il primo a saper interpretare questa dinamica sociale.

Adriano Scianca

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