Roma, 12 gen – Dai verbali della Consob emerge tutta l’influenza esercitata da un fantasma nella politica italiana. Le dichiarazioni dell‘invisibile De Benedetti sono datate 11 febbraio 2016 ma emergono oggi e potrebbero essere riassunte così: “Con Renzi mi vedevo praticamente ogni giorno e mi diceva tutto”. Chiaramente questo tutto potrebbe pure essere legittimo, se fosse riferito a questioni amicali. Magari Renzi discuteva con l’ingegnere di gusti culinari e non di spinose faccende politiche. E invece no, De Benedetti ha dichiarato non solo di aver ricevuto da Renzi la dritta riguardo al decreto sulle Popolari quattro giorni prima che venisse approvato, ha affermato proprio che l’ex premier italiano chiedeva quotidianamente a lui consigli su cosa fare e non fare.

L’editore di Repubblica, Stampa e L’Espresso, fu  convocato ‘ai sensi dell’articolo 187-octies, comma 3, lettera c), del decreto legislativo numero 58/1998 nell’ambito di indagini amministrative relative a ipotesi di abuso di informazioni privilegiate con riguardo a operazioni effettuate da Romed Spa il 16 e il 19 gennaio 2015 su azioni ordinarie Banco Popolare, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Milano, Ubi Banca, Credito Valtellinese e Banca Popolare di Sondrio. Ecco le parole di De Benedetti: “Io normalmente con Renzi faccio, facciamo breakfast insieme a Palazzo Chigi. Quando lui ha chiesto di conoscermi, che era ancora sindaco di Firenze, e io mi ha detto: Senta – ci davamo del lei all’epoca – mi ha detto: Senta, io avrei il piacere di poter ricorrere a Lei per chiederle pareri, consigli quando sento il bisogno. Gli ho detto: Guardi! va benissimo. Non faccio, non stacco parcelle, però sia chiara una roba: che se lei fa una cazzata, io le dico: caro amico, è una cazzata”.

L’ingegnere, di fronte alla Consob, si intesta anche la paternità del Jobs Act: “Io gli dicevo che lui doveva toccare, per primo, il problema lavoro e il job act è stato – qui lo dico senza senza vanto, anche perché non mi date una medaglia, ma il job act gliel’ho gliel’ho suggerito io all’epoca come una cosa che poteva, secondo me, essere utile e che poi, di fatto, lui poi è stato sempre molto grato perché è l’unica cosa che gli è stata poi riconosciuta”. L’invisibile editore sapeva come muoversi con il governo Renzi, avendo le idee abbastanza chiare a riguardo:  “Quello lì si chiama governo, ma non è un governo, sono quattro persone, ecco”. Una di queste quattro persone a cui si riferisce De Benedetti, presumibilmente, è la Boschi: “Con Maria Elena Boschi sono molto amico, ma non la incontro mai a Palazzo Chigi. Lei viene sovente a cena a casa nostra. Del governo vedo sovente la Boschi, Padoan. Anche lui viene a cena a casa mia e basta”. Cene, colazioni, consigli e dritte sui decreti in approvazione. Tu chiamale se vuoi: amicizie.

Eugenio Palazzini

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8 Commenti

  1. Non è Benedetti a farmi schifo – lui fa la sua gara – sono i suoi lacchè. Il peggiore credo che sia Calabresi, che fa il diligente servitorello dell’abominevole cricca che gli ha ucciso il padre.

  2. Avanti così, sempre sul pezzo, soldi su soldi,sosteniamoli per sempre…… Hanno giornali, ministri,magistrati, burocrati e funzionari,servi e cortigiani vari……tutti al loro servizio….. Dittatura comunista, se la godono i piddini sinistri…… Intanto noi italiani affoghiamo nei loro escrementi.

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