De Benedetti: tangenti, Renzi e affari in India

ddddRoma, 20 feb – Per Beppe Grillo è “il ventriloquo di Renzi”, colui che fa pressioni e suggerisce le figure più adatte per gli scranni ministeriali. Ma l’ottantenne ingegner Carlo De Benedetti, Cavaliere del lavoro e Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, non ha certo aspettato l’avvento dell’ex boy scout fiorentino alla Presidenza del Consiglio per muoversi dietro le quinte del palcoscenico politico italiano.

Il Presidente del gruppo Editoriale L’espresso S.p.A., di cui come noto fa parte il neorenziano quotidiano La Repubblica, è un uomo eclettico e dall’ingegno poliedrico. Ai magistrati di Mani Pulite, l’allora numero uno di Olivetti, ammise che il suo gigante informatico avrebbe pagato ai partiti politici governativi dai 15 ai 20 miliardi, oltre ad aver sborsato 10 miliardi e 24 milioni funzionali all’ottenimento di una commessa da Poste Italiane. Confessò inoltre di essere stato a conoscenza dei versamenti miliardari al Psi dal 1985 al 1990, “non legati però ad alcuna commessa bensì alla necessità di procurarsi una protezione politica contro l’ invasione delle multinazionali informatiche” come riporta il Corriere della Sera del 17 maggio 1993. Acqua passata, anche se poi, non ce ne voglia la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, è difficile scordare la sua dichiarazione rilasciata al Wall Street Journal: “se dovessi rifare tutto di nuovo lo rifarei: pagherei le tangenti ai politici per ottenere le commesse”.

Ma l’interesse per la politica, per l’attuale supporter di Renzi, col passare degli anni crebbe e non poco. Nel 2007 chiese la tessera numero uno del Pd vedendo in Veltroni e Rutelli gli uomini della provvidenza. Nel 2011 ritroviamo il savio Carlo in Svizzera, a Saint Moritz, dove ha curiosamente ottenuto la cittadinanza e la residenza. Nell’amena località per turisti chic si trova con il futuro premier Mario Monti a condividere il pensiero di Napolitano che vuole il professore primo ministro al posto di Berlusconi. Nel 2012, tramontata prematuramente l’era Monti, dichiara di votare per Bersani contro Matteo Renzi, liquidando la questione con tono lapidario: “di Berlusconi ce n’è bastato uno”. Dopodiché, fiutato il vento contrario, fa una piroetta et voilà appoggia Renzi contro Cuperlo.

Cinque mesi dopo l’arresto dei due marò italiani, esattamente nel luglio 2012, e in piena crisi diplomatica tra Roma e Delhi, la Sogefi, società che produce componenti per auto del Gruppo Cir, holding italiana di proprietà della famiglia De Benedetti, nonostante le incrinate relazioni italo-indiane riesce a consolidare la propria presenza in India con l’avvio di un nuovo stabilimento di componenti per sospensioni nell’area di Pune e raddoppiando l’impianto per la produzione di sistemi di filtrazione nella zona di Bangalore.

E’ proprio Repubblica, quotidiano di proprietà dello stesso De Benedetti, ha rivelare che la Sogefi: “punta a quintuplicare i ricavi in India nei prossimi cinque anni, portando la loro incidenza sul fatturato dall’1,2% del 2011 ad almeno il 5%.”.D‘altronde l’a.d. di Cir, capogruppo che controlla Sogefi, Rodolfo De Benedetti, primogenito di Carlo, aveva dichiarato già nel 2011 durante un evento milanese: “L’India e’ diventata un grande mercato del settore della componentistica auto e noi siamo ben posizionati per capitalizzare questa crescita”.

Corre l’anno 2014 e il prode Cavaliere del lavoro viene chiamato in causa dall’ex ministro Barca e borderline del Pd in una telefonata di un finto Nichi Vendola orchestrata dal programma radiofonico “La Zanzara”. Barca rivela al presidente di Sel di “aver ricevuto pressioni da De Benedetti per fare il ministro” dell’economia. Agli esteri la situazione è sotto controllo.

Antonio Porfiri


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