de_benoistRoma, 17 giu – La destra italiana? Per risollevarsi non deve imitare la Francia (il Front national) o l’America (le primarie). E forse non deve essere poi così… “di destra”. Parola di Alain de Benoist, lo scrittore anticonformista francese che guarda sempre con originale interesse alle vicende che avvengono da questo lato delle Alpi.

De Benoist, lei non ha mai troppo amato il Front national. Ultimamente ha cambiato idea?

In politica, sapere chi “si ama” e chi “non si ama” non ha un grande interesse. Ciò che conta è la capacità di analisi. Il Front national è un partito che è fortemente evoluto da quando Marine Le Pen è diventata presidente. Io approvo certi suoi orientamenti nuovi, in particolare nel dominio economico e sociale, mentre ho delle riserve su altri aspetti.

In Italia una destra reduce da una profonda sconfitta elettorale guarda a Marine Le Pen come a un modello. Secondo lei il successo del Fn è esportabile?

Non lo credo neanche per istante. Chi dice questo mi fa pensare ai francesi che, trenta o quaranta anni fa, volevano creare un “Msi francese”! Il Fn è legato a una storia nazionale particolare e il suo successo recente è dovuto alla situazione politica attuale della Francia, che anch’essa è particolare. Non si può farne astrazione e decretare che si vuole “importare il Front national” come fosse un carico di banane. Una quindicina di anni fa si creò un Front national in Belgio: non è mai arrivato neanche all’1%. Aggiungo che faccio fatica a immaginare la destra italiana che adotta certe posizioni del Fn, che si tratti del suo rifiuto del capitalismo e della società di mercato, del suo giacobinismo impenitente, della sua ostilità a ogni forma di regionalismo o di autonomismo, del suo “laicismo” intransigente (che implica, per esempio, il divieto di ogni simbolo religioso nei luoghi pubblici) etc.

Alcuni, nella destra italiana, credono che le primarie possano essere un modo per uscire dalla crisi. Basterà così poco?

Le primarie sono un sistema che funziona solo negli Usa, paese in cui la vita politica è molto diversa che da noi. In Europa, il sistema delle primarie porta solo a una esacerbazione delle rivalità personali che fa più male che bene ai partiti. Crea fra i rivali fratture che non si cicatrizzano. Un leader, quando esiste, si impone naturalmente. Voler rimettersi alle primarie significa dar prova che non si possiede alcun dirigente di valore. Smettiamola di andare a cercare ricette di legittimità negli Usa, dove la sola vera legittimità è quella del denaro!

Intanto si parla molto di una rifondazione della destra. Ma non è forse la categoria di destra in sé che va ripensata?

Le parole “destra” e “sinistra” oggi hanno perso ogni significato. Saranno almeno 50 anni che si sente dire che occorre “rifondare la destra”! Chi dice questo è in genere gente che immagina che si possa ridipingere con colori nuovi dei vecchi “valori” di cui si è incapaci di vedere quanto siano diventati completamente obsoleti. Non bisogna farsi illusioni: i partiti populisti che oggi hanno il vento in poppa devono una gran parte del proprio successo al fatto che non si iscrivono nella dicotomia destra/sinistra. Il Front national, per non citare che lui, rifiuta assolutamente di presentarsi come un partito di destra e non ha mai avuto l’ambizione di “rifondare la destra”. È per questo che raccoglie tanti vecchi elettori socialisti e comunisti. Non è “rifondando la destra” che si può, come fa ormai il Fn, mobilitare il 43% del voto operaio.

Cosa pensa di Beppe Grillo?

Non conosco personalmente Beppe Grillo ma seguo con un certo interesse le attività del suo movimento. In Francia lo si considera spesso come un “anarchico” o come un “clown”, in ogni caso come un inclassificabile. Quando tutte le famiglie politiche tradizionali affondano, non è male apparire come un inclassificabile. Alle Europee, Grillo e i suoi hanno preso il 21%. Gli osservatori hanno detto che è stata una sconfitta. Come sconfitta mi sembra quando meno piuttosto relativa. Non ci sono che quattro punti percentuali di differenza tra il 21% dei 5 stelle e il 25% di Marine Le Pen, presentato come un successo trionfale!

Che idea si è fatto di Matteo Renzi?

Con il 40% che ha ottenuto, Renzi beneficia oggi del suo carisma personale, del suo talento da “comunicatore” e soprattutto delle promesse fatte a ripetizione prima delle elezioni. Questo mostra che gli italiani sono pronti a tentare di tutto per uscire dalla crisi. Ciò non di meno, non capisco come Renzi possa raddrizzare la situazione dell’Italia restando all’interno di un sistema che coniuga inevitabilmente politiche di austerità e indebitamento pubblico (in Italia è più del 130% del Pil!). Matteo Renzi fa oggi nascere delle speranze, ma sarà giudicato sui suoi risultati.

 Adriano Scianca

(articolo uscito su Libero del 4 giugno 2014)

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