fassina-pdRoma, 5 gen – Dove finisce tutta la retorica sull’Europa che ci giudica e sul ritrovare autorevolezza agli occhi del mondo quando l’uomo del momento attorno a cui ruota la politica italiana è niente di meno che Stefano Fassina? I mercati, così suscettibili di fronte a ogni sommovimento della politica italiana, restano impassibili di fronte alla capigliatura di questo emerito signor nessuno? Sicuri che quella faccia non costi almeno tre o quattro punti di spread?

C’è davvero da restare allibiti leggendo le news della cronaca politica e constatando la distanza fra paese reale e paese politico. Sì, d’accordo, sarà pure un luogo comune dell’antipolitica, ma se la prima notizia dei quotidiani sono le dimissioni di Fassina significa che questa gente vive davvero in un mondo a parte.

Questi, ad ogni modo, i fatti. Il viceministro dell’Economia ha presentato al premier Enrico Letta le proprie “dimissioni irrevocabili”. Sabato mattina, in un’intervista rilasciata a Repubblica, Fassina aveva chiesto un rimpasto di governo: “È naturale, direi doveroso che la nuova segreteria guidata da Renzi, che ha vinto in modo forte il congresso, segni l’agenda di governo”.

Renzi non si è fatto pregare e a una domanda diretta su Fassina ha risposto “Chi?”.

Atteggiamento da piacione bulletto, certo, ma il minimo che si possa dire è che finché avrà a che fare con i vari Fassina, Renzi apparirà sempre come lo statista che non è. Anche perché la stessa domanda (“Fassina chi?”) è probabile che se la stiano facendo anche gli italiani.

In tutto questo resta l’immagine di un governo neo-democristiano e appeso alle sclerotiche dinamiche correntizie dei partiti. Nulla di nuovo e nulla di sconvolgente, ci abbiamo fatto il callo. Basta che nessuno si azzardi ancora ad assumere quel tono professorale da “nuova politica”: questa non è più prima repubblica, questa è repubblica zero.

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