democrazia-cristianaCon la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi che aspetta solo di essere ratificata dal Parlamento, una stagione politica volge al tramonto e una “nuova” sembra già delinearsi all’orizzonte. Con un piccolo particolare: le insegne sotto le quali avanzano le schiere della ventura Terza Repubblica sono quelle dello scudo crociato democristiano.

Non stupisce quindi il fatto che Alfano, segretario provinciale del Movimento giovanile Dc di Agrigento fino al ’93,  talvolta vada più d’accordo con Letta,  presidente dei Giovani democristiani europei tra il 1991 e il 1995, piuttosto che con Berlusconi.

Così come non stupisce, che il più fidato alleato di Alfano nella corrente dei ‘’diversamente berlusconiani’’, Maurizio Lupi sia anche lui un vecchio democristiano già  consigliere comunale di Milano durante il mandato del sindaco Marco Formentini. Andando avanti, ex (?) democristiani di Governo sono Franceschini, già consigliere Dc al Comune di Ferrara;  D’Alia, già deputato per la Dc e che mai ha abbandonato lo Scudo arrivando fino all’Udc di Casini; Delrio, diventato nel 2004 il primo sindaco del dopoguerra di Reggio a non aver militato nel Pci;  Mauro, membro da sempre di Comunione e Liberazione. Ma anche fuori l’esecutivo troviamo vecchi democristiani come Zanda, Formigoni, Casini, Giovanardi e così avanti per molto.

Insomma tutto un mondo che riappare in superficie, tutta una serie di personaggi che hanno militato sotto diverse bandiere nel corso degli anni, ma che trovano ancora quel feeling e quell’unità d’intenti che ha prima “de-sinistrizzato” il Pd con la messa da parte di Bersani e l’avanzamento di Renzi ed ora ha scavalcato al centro il Cavaliere con l’avvento di Alfano.

A destra di questa gigantesca “cosa bianca” ci sono i sussulti vacui di Storace e la scommessa, comunque centro-destrista, di Fratelli d’Italia, a sinistra messi in soffitta falci, martelli e garofani è rimasto Vendola, che proprio alternativa anti-sistema non pare. Si spartiranno le briciole, insieme al liquido M5S, che lascerà loro la grande Balena Bianca.

 

Rolando Mancini

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